⚫ Rinnovo Contratto Scuola 2022: Snals-Confsal firma ipotesi CCNL per la parte economica
novembre 2022 Anno XLvII • nUmero 11
EDITORIALE
⚫ Rinnovo Contratto Scuola 2022: Snals-Confsal firma ipotesi CCNL per la parte economica
FOCUS SCUOLA
⚫ Il sistema integrato 0-6: un’opportunità di crescita socio-culturale ed economica
FOCUS RICERCA
⚫ Tra contratto e manovra di bilancio: uno studio dell’Aspen Institute
SCHEDA ILLUSTRATIVA
⚫ Libera professione dei docenti
SOMMARIO
SCUOLA S.N.A.L.S.
Periodico digitale del Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori Scuola
Registrato Tribunale di Roma n. 16462 del 26-7-1976
ANNO XLVII NOVEMBRE 2022
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EDITORIALE
◼ Rinnovo Contratto Scuola 2022: Snals-Confsal
firma l’ipotesi di CCNL del Comparto Istruzione e Ricerca
per la parte economica 3
FOCUS SCUOLA
◼ Il sistema integrato 0-6: un’opportunità di crescita socio-culturale ed economica 5
◼ Sostegno: La delicata questione della corresponsabilità educativa. 6
◼ Mobility manager, al via la nuova figura 8
◼ Resoconto Assemblea Nazionale dirigenti scolastici 9
L’INTERVISTA
◼ L’alternanza scuola-lavoro fa bene ai ragazzi? 11
FOCUS RICERCA
◼ Tra contratto e manovra di bilancio: l’Aspen Institute
getta luce sui problemi della ricerca italiana 15
L’ALTRA SCUOLA
◼ CCNL Scuole Paritarie: “L’anno della Tigre” 17
GIURISPRUDENZA
◼ Tribunale di RIETI: Accolto ricorso docente esclusa
dalle nomine in ruolo 19
◼ Tribunale di ROMA: Bullismo e responsabilità della scuola 20
SCHEDA ILLUSTRATIVA SNALS
◼ Libera professione dei docenti: autorizzazioni e incompatibilità 23
EDITORIALE
Rinnovo Contratto Scuola 2022:
Snals-Confsal firma l’ipotesi
di CCNL del Comparto Istruzione e Ricerca per la parte economica
▇▇▇▇▇▇▇▇: “Un primo importante risultato concreto”
Dopo l’accordo politico raggiunto tra il Ministro dell’Istruzione e del Merito, ▇▇▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇- tara, e le organizzazioni sindacali del Comparto istruzione e ricerca, e dopo un percorso serrato di negoziazione, lo Snals-Confsal ha firmato l’11 novembre, all’Aran, l’ipotesi di CCNL sui principa- li aspetti del trattamento economico del personale del comparto Istruzione e ricerca per il trien- nio 2019/2021.
L’accordo prevede una prima sequenza contrattuale economica, basata sulle risorse disponibi- li e finalizzata a liquidare entro dicembre gli arretrati maturati nel corso del triennio di vigenza contrattuale ed a corrispondere una prima tranche di aumento alle retribuzioni del personale. Questo rinnovo rappresenta per lo Snals-Confsal una svolta decisiva per un contratto migliorativo e ci consente di affermare con soddisfazione che avevamo visto giusto quando abbiamo deciso di non firmare l’inaccettabile proposta contrattuale del precedente Governo. Tuttavia, è da conside- rare solo un’importante tappa verso futuri miglioramenti. il Ministro dell’Istruzione e del Merito do- vrà mantenere la promessa fatta ai sindacati di trovare le risorse aggiuntive per arrivare alla soglia di circa 120 euro di aumento stipendiale. Ma non sarà facile: la legge di bilancio, varata il 21 novem- bre, non prevede grosse novità per la scuola.
Il Ministro, su nostra specifica richiesta, si era infatti impegnato a reperire, nella Legge di Bilan- cio, le risorse aggiuntive che saranno alla base dell’ulteriore sequenza contrattuale a completa- mento della parte economica del contratto, che garantirà al personale ulteriori 300 milioni di euro nella retribuzione fissa.
Inoltre, con un decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri è stato reso disponibile lo stan- ziamento di un ulteriore importo di 100 milioni (una tantum), da aggiungere ai 300 milioni di euro.
Secondo l’intesa il negoziato prosegue con riguardo al trattamento giuridico ed agli ulteriori
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segue EDITORIALE
aspetti del trattamento economico. Le trattative negoziali sono già riprese.
Esprimiamo soddisfazione per la firma dell’ipotesi di CCNL del Comparto Istruzione e Ricerca per la parte economica in base alla quale la maggior parte delle risorse contrattuali (95% del to- tale) potranno essere attribuite al personale delle istituzioni scolastiche, delle università, degli enti pubblici di ricerca e dell’alta formazione artistica e musicale fin dal mese di dicembre, com- presi gli arretrati relativi al triennio contrattuale 2019-2021. L’ipotesi di contratto sottoscritta con- tiene le tabelle degli incrementi stipendiali che permettono di individuare gli aumenti per ogni lavoratore del Comparto.
Si tratta di un primo, importante risultato concreto e lo stanziamento di altri 100 milioni per la scuola deliberato nel Consiglio dei Ministri dimostra l’impegno di voler tenere conto delle diffi- coltà economiche che nell’attuale periodo di crisi stanno subendo anche i lavoratori del nostro Comparto. Da sottolineare l’impegno di voler trovare una soluzione concreta, in un prossimo provvedimento normativo, per la valorizzazione del personale degli enti di ricerca non vigilati dal MUR, sancita dalla scorsa legge di bilancio. Da parte nostra abbiamo portato sul tavolo ne- goziale la complessità del nostro Comparto: le specifiche problematiche della scuola, dell’uni- versità, dell’Afam, della ricerca e, su tutte, l’inesorabile aumento del costo della vita per lavorato- ri con gli stipendi tra i più bassi d’Europa. Da parte Pubblica la volontà di risolvere le questioni in senso migliorativo.
La trattativa sul contratto prosegue anche sulla parte normativa (mobilità e superamento dei vincoli, permessi, revisione delle norme disciplinari e riconoscimento ai precari degli stessi diritti dei colleghi a tempo indeterminato, relazioni sindacali e lavoro agile), sulla riforma di vari ordina- menti professionali (Ata, Università, Enti di ricerca, Afam) e sull’allocazione delle risorse residue. Siamo consapevoli che il contratto firmato non è il migliore in assoluto e che la categoria avreb- be voluto l’adeguamento agli stipendi europei, peraltro nostro obiettivo da tempo. Ma fare i con- ti con la critica situazione finanziaria ed economica del nostro Paese è un imperativo che non è possibile ignorare.
È un percorso articolato quello del nuovo contratto che si è snodato tappa dopo tappa, ini- ziativa dopo iniziativa, tra cui uno sciopero della categoria e un continuo pressing sul governo precedente. Non verrà mai meno, nelle tappe successive, il nostro obiettivo di ottenere risorse adeguate per un buon contratto di lavoro. È una questione di diritto, oltreché di dignità profes- sionale che non smetteremo di rivendicare per tutto il personale del Comparto Istruzione e Ri- cerca.
Ne daremo prova alla ripresa delle trattative negoziali.
▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇▇▇
Segretario generale dello Snals-Confsal
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FOCUS SCUOLA
Il sistema integrato 0-6: un’opportunità di crescita socio-culturale ed economica
◼▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇◼
L’attenzione per l’infanzia, con il riconoscimento dei diritti dei bambini al pieno e armonico svilup- po della loro personalità, è un grande dono che abbiamo ricevuto dal secolo scorso. Sono sta- te le scienze umane, ossia la pedagogia, la psi- cologia, la sociologia a porre l’accento sul fatto che il bambino è, sin dalla più tenera età, per- sona umana titolare di diritti che devono essere conosciuti, tutelati e, soprattutto, concretamen- te attuati e che il fanciullo presenta caratteristi- che del tutto peculiari che devono essere rispet- tate e valorizzate.
La pedagogia montessoriana, l’esperienza edu- cativa delle sorelle ▇▇▇▇▇▇, la scuola rinnovata di ▇▇▇▇▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇▇▇▇, il pensiero innovativo di ▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇, fino ad arrivare alla Convenzione internazionale sui diritti dell’Infanzia, sono tas- selli fondamentali nella costruzione del mosaico che riconosce proprio all’infanzia il ruolo di patri- monio della cittadinanza.
La cultura della fanciullezza è nata grazie ai nidi, alle scuole materne, ma anche grazie agli enti lo- cali, a nuove figure professionali quali i coordi- natori pedagogici che hanno dato contributi im-
portanti nell’edificazione di quel sistema che, ad oggi, riconosce nell’infanzia il momento strategi- co per la formazione di cittadini attivi e respon- sabili, ma soprattutto per il pieno successo del- la personalità umana. È concetto ampiamente riconosciuto che l’attenzione e la tutela verso la fanciullezza siano particolarmente forti nei mo- menti di relativo benessere economico per cui, vivendo in un momento storico in cui gli stan- dard di vita non possono essere dati per sconta- ti a causa di problemi economici, finanziari, am- bientali, sanitari, è imprescindibile che l’alleanza socio-culturale ed economica a tutela dell’infan- zia, sia più solida che mai.
Già a partire dalla legge 444/68 (istitutiva della scuola materna statale) e dalla legge 1044/71 (isti- tutiva di asili nido comunali), la presenza dei ser- vizi educativi per l’infanzia, in Italia, risultò molto squilibrata sul territorio nazionale. E, a tutt’oggi, esistono profonde difformità e differenze fra le varie regioni dovute alle diverse sensibilità cul- turali, sociali, politiche dei territori, nonostante la svolta epocale determinata dall’introduzione, ad opera del D. Lgs 65/2017, del sistema educa-
tivo integrato dalla nascita a 6 anni, e della leg- ge 107/2015, di Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione.
La stessa Unione Europea ha riconosciuto un ruolo cruciale ai servizi per l’infanzia, nella pro- mozione del successo formativo dei bambini e nella riduzione delle disuguaglianze socio-cultu- rali, ma a condizione che i servizi siano accessi- bili a tutti, soprattutto alle famiglie più svantag- giate; che i servizi offerti siano di qualità, ovvero prestati da professionisti competenti e suppor- tati da formazione continua; che i servizi offer- ti integrino formazione e cura, promuovendo la crescita globale dei fanciulli, superando il divario tra servizi conciliativi e precocemente istruttivi. L’istituzione di uno specifico gruppo di lavoro sui sistemi di qualità della prima infanzia (ECEC), da parte della Commissione europea, è un chiaro segno dell’attenzione prioritaria che, a livello co-
munitario, viene rivolta a due pilastri fondamen- tali, ovvero l’inclusione di tutti i bambini nei si- stemi educativi 0-6, e la professionalizzazione del personale educativo e docente.
La sfida, per il nostro Paese, è particolarmente importante. Partendo dalla necessità di definire specifiche core competences, cioè un set mini- mo di competenze imprescindibili, da parte degli operatori, e coerenti con un piano educativo che ponga al centro del processo educativo il bambi- no e la sua irrinunciabile individualità, andando per la sperimentazione del RAV infanzia, appare ineludibile l’esigenza di operare, in un contesto di comunità educante, allargata ed estesa a tut- ti gli attori dell’educazione dei bambini, secon- do i princìpi della responsabilità diffusa in termi- ni di valutazione come momento edificante dei processi di miglioramento del sistema integrato 0-6, e non solo.
Sostegno: la delicata questione della corresponsabilità educativa
◼▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇▇◼
La gestione della relazione tra la scuola e le famiglie è diventata una delle questioni più delicate che caratterizzano la vita scolastica. Il rapporto tra docenti e genitori di alunni di- sabili all’interno della scuola evidenzia proble- matiche ancora più complesse e con mag- giori criticità, rispetto alla generalità della sua
gestione, sia nella pratica didattica che nella conduzione delle relazioni tra docenti e fami- glie. Ciò lo sostiene anche uno studio elabo- rato da alcune associazioni che si occupano di disabilità ed è esperienza quotidiana degli insegnanti incaricati delle attività di insegna- mento su posti di sostegno.
Le famiglie generalmente accusano la scuo- la per uno scarso ascolto, poco coinvolgimento, mancanza di competenze, mancanza di conti- nuità didattica, dirigenti scolastici presi più dal- le incombenze burocratiche e dunque distanti e poco collaborativi. I docenti sentono di subire una forte ingerenza, controllo, scarsa autonomia nell’insegnamento.
Il Ministero dell’istruzione nelle “LINEE DI INDI- ▇▇▇▇▇”1 ha così declinato il tema centrale della corresponsabilità educativa:
“Aspetti problematici e valore strategico
(…) Con il passaggio da una corresponsabilità educativa sancita ad una esercitata all’interno della scuola, sono realmente privilegiate occa- sioni di incontro e di lavoro in cui i genitori pos- sano esprimersi e dare il loro contributo, a vari livelli, confrontarsi con i docenti e con il territo- rio sulle problematiche giovanili, proporre espe- rienze extracurricolari, ove consentito, far par- te di gruppi di lavoro. Gli insegnanti e i genitori, nonostante la diversità dei ruoli e la separazio- ne dei contesti di azione, condividono sia i desti- natari del loro agire, i figli/alunni, sia le finalità dell’agire stesso, ovvero l’educazione e l’istruzio- ne in cui scuola e famiglia operano insieme per un progetto educativo comune.
Il focus della problematicità di questo rappor- to cade sul rispetto dei ruoli, delle competenze, dei compiti e delle libertà di ciascuna di queste due figure.
Nell’esercizio della corresponsabilità, infatti, ciò che fa accrescere l’efficacia di questo mezzo è
lo scambio comunicativo e il lavoro cooperativo. Ma ciò che mantiene vivo tale scambio è quel senso di responsabilità sociale che dovrà deter- minare le scelte strategiche delle scuole, conno- tando il loro lavoro come contributo significativo alla costruzione del sociale. Va sottolineato che, nell’economia dell’attività scolastica, “costru- ire il sociale” vuol dire assumersi, nei confronti della società, la responsabilità degli effetti delle scelte che si compiono, in termini di valori edu- cativi; parliamo dunque di successo scolastico e sviluppo delle competenze chiave. La responsa- bilità sociale non si riferisce all’onere delle deci- sioni, che è una responsabilità istituzionale, ben- sì al dovere, nei confronti dei cittadini, di rendere trasparente l’esercizio dell’autonomia.”
Pur con l’acquisizione e la condivisione di que- sto indirizzo, pedagogico e culturale, come gui- da, la realtà presenta dinamiche e problema- tiche molto complesse e a volte non mancano conflittualità, dovute ai vissuti degli individui che entrano in relazione ed anche ai singoli contesti, più o meno favorevoli allo sviluppo delle relazio- ni tra famiglie e scuole. È chiaro comunque che i genitori degli alunni con disabilità non posso- no e non devono considerare il docente di soste- gno come un sostituto della madre o del padre né pretendere da lui massima disponibilità, sia in fatto di orari di ricevimento che di tempo da dedicare. Inoltre, nonostante le evidenti criticità e specificità della singola situazione, l’insegnan- te di sostegno ha gli stessi diritti e doveri degli altri colleghi: orari per accogliere i genitori, pro-
1 Nota MIUR 22.11.2012, prot. n. 3214, Trasmissione Linee di indirizzo “Partecipazione dei genitori e corresponsabilità educativa”.
▇▇▇▇▇▇ da portare avanti, nonostante i limiti di tempo, e possibilità di assentarsi quando vi sono problemi personali.
Proprio per questo, il modo di comportarsi del docente nei confronti dei genitori dovrebbe seguire schemi precisi, fondati sì sulla disponi- bilità, la fiducia, il rispetto e la condivisione ma comunque limitati al ruolo di “sostegno” e mai vissuti come sostituzione della genitorialità. I docenti di sostegno ▇▇▇▇▇ quanto sia impor- tante dotarsi di empatia (saper ascoltare l’al- tro, ponendosi nella sua stessa situazione, co- gliendo tutti i segnali verbali e non verbali. La sola formazione scientifica di un docente, sep- pur valida e approfondita, non dovrà mai pre- scindere dal rapporto umano, alla base di ogni
rapporto) e della capacità di ascolto attivo (i genitori dovranno sentire di avere di fronte un professionista che non giudica e che si met- te in discussione quando si presentano delle difficoltà, per condividere e riflettere insieme, nell’interesse dello studente disabile).
La corresponsabilità, dunque, significa non de- legare completamente la scuola alla soluzione di tutti i problemi e alla realizzazione di ogni atte- sa e quindi lasciare tutto nelle mani del docente pretendendo che diventi una longa manus de- gli stessi genitori, ma attivare una reale collabo- razione nell’ottica dell’ascolto e dell’apertura, an- che comprendendo i limiti delle competenze di ciascuno e lasciando che ognuno svolga bene il suo ruolo.
Mobility manager, al via la nuova figura
A breve il decreto sulle Linee guida per l’istituzione in tutte le scuole
È in via di emanazione il decreto sulle Linee guida per l’istituzione in tutti gli istituti scola- stici di ogni ordine e grado, nell’ambito della loro autonomia amministrativa e organizza- tiva, della figura del mobility manager scola- stico, prevista all’art. 5, co. 6, della legge 28 di- cembre 2015, n. 221.
Per lo Snals-Confsal è necessario definire con chiarezza il ruolo della nuova figura e garan- tirne una qualificata formazione. Deve inoltre
essere considerato il possibile intreccio con la responsabilità propria dei dirigenti scolasti- ci nella rappresentanza esterna e quindi nel rapporto con gli enti locali e le aziende dei trasporti, sulla base di un coordinamento a li- vello interistituzionale.
Il sindacato ritiene che i compiti e gli obiettivi previsti dalla norma per la figura del mobili- ty manager non sono in generale compatibili con l’attribuzione dell’incarico ad un docente
su base volontaria.
Sarebbero richieste, invece, competenze di analisi ed elaborazione di dati, di relazione in- teristituzionale, di uso di software specifici per l’analisi logistica, di conoscenze della nor- mativa e dei contratti di settore ed altre com- petenze e conoscenze che per di più andreb- bero verificate.
IL flOMMENTO
Il decreto prevede, in caso di mancata accet- tazione da parte di tutti i docenti della scuo- la, una figura esterna che fornisca una spe- cifica collaborazione a supporto della scuola, dotata delle suddette competenze, formata e adeguatamente retribuita con oneri a carico
dei fondi delle Istituzioni scolastiche, poiché va realizzata a costo zero per lo Stato.
Con tale previsione ci sarebbero ulteriori in- combenze per le istituzioni scolastiche e, per di più, sarebbero sottratte risorse che inve- ce dovrebbero essere destinate alle attivi- tà strettamente connesse al funzionamento delle scuole e alle attività educative a favore degli studenti.
Secondo lo Snals-▇▇▇▇▇▇▇ si assiste ancora una volta ad un intervento del legislatore sul- la scuola che crea problemi in termini di mo- dalità di applicazione, organizzativi, giuridici, contrattuali inficiando lo status giuridico e il ruolo del personale della scuola.
4 novembre 2022 - Roma - ITIS Galilei
Resoconto assemblea nazionale dei dirigenti scolastici
Indetta da Snals Confsal, Flc Cgil, Cisl Scuola,
I
Uil Scuola Rua
dirigenti scolastici sono sempre più oberati da re- sponsabilità e impegni e sottoposti a inutili e vessato- ri obblighi. Trasformati in bu-
rocrati, costretti ad assorbire le richieste provenienti dalle varie amministrazioni, svol- gono un lavoro sempre più pericoloso e sempre meno riconosciuto. La condizione retributiva presenta rilevan- ti criticità e i sindacati de- nunciano il grave ritardo che si registra sul fronte del rin-
novo del contratto di lavoro (per il quale manca ancora l’indispensabile atto di indi- ▇▇▇▇▇), mentre si trascina, ir- risolto da anni, il problema dell’incapienza del fondo na- zionale, col rischio addirittu- ra di veder diminuire l’entità complessiva del trattamen- to economico e di dover re-
stituire parte degli stipendi già percepiti.
Da qui la decisione dei quattro sindacati maggiormente rap- presentativi del settore scuo- la (Snals-Confsal, Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua,) di indi- re un’Assemblea nazionale dei dirigenti scolastici che si è te- nuta, lo scorso 4 novembre, a Roma, presso l’ITIS Galilei. Un importante appuntamento - che ha registrato un’altissima adesione in presenza di diri- genti scolastici giunti da tutte le regioni italiane e oltre 2000 visualizzazioni da parte dei col- leghi che hanno seguito la di- retta streaming - e nel quale sono state affrontate le proble- matiche della categoria.
Numerosi gli interventi dei di- rigenti scolastici, che han- no portato testimonianza del- le difficoltà quotidiane del loro lavoro, dei segretari naziona- li e dei coordinatori sindaca- li. Dal proficuo dibattito sono emersi problemi reali, ma an- che proposte fattibili e costrut- tive. È stata chiesta la veloce conclusione dell’iter relativo al decreto per le modifiche sulla redazione nelle istituzioni sco-
lastiche del DVR per la sicurez- za nei luoghi di lavoro.
È intervenuta ▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇▇, vice Segretario generale vi- cario Snals-▇▇▇▇▇▇▇, in sostitu- zione del Segretario generale ▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇▇▇, impossibilita- ta a partecipare, che ha invia- to i suoi migliori auguri di buon lavoro. Tempera ha sottolinea- to come le condizioni di lavo- ro dei dirigenti scolastici sia- no notevolmente peggiorate e il profilo del dirigente nella comunità educativa sia com- pletamente stravolto. “Il presi- de 40 anni fa si occupava della didattica - ha affermato - oggi è un burocrate soggetto a nu- merose responsabilità e a ec- cessivi e sempre nuovi carichi di lavoro”. Ha ricordato come la categoria di fronte alla pande- mia abbia dimostrato una pro-
fessionalità non comune riu- scendo a gestire migliaia di difficoltà per garantire il diritto allo studio e tenere unita la co- munità scolastica. “Oggi lo sce- nario politico è cambiato - ha detto Tempera - auspichiamo un nuovo percorso con il cam- bio del ministro che si concre- tizzi nell’atto di indirizzo per il rinnovo del contratto di lavoro, visto che le retribuzioni dei di- rigenti sono inadeguate ai loro gravosi compiti”.
“La dirigenza vive un momen- to particolarmente difficile, e non possiamo più subire at- tacchi da varie parti e da cam- pagne mediatiche che metto- no le categorie le une contro le altre e ci sottopongono a uno stress lavorativo senza prece- denti”. Così ha esordito Gio- vanni ▇▇ ▇▇▇▇, coordinatore
nazionale Snals-Confsal, che ha aggiunto: “Dobbiamo dire basta soprattutto alla scarsa considerazione del ruolo spe- cifico del dirigente scolastico che si traduce in quelle che ab- biamo definito “molestie bu- rocratiche”. La prospettiva che abbiamo sollecitato più vol- te è quella della semplificazio- ne amministrativa, indispensa- bile in una scuola sempre più assillata da eccessivi ed inutili adempimenti burocratici.
Oltretutto ci vengono scari- cati addosso provvedimenti
che non rientrano nelle nostre competenze e non hanno fina- lità educative. “Le nostre retri- buzioni sono risibili rispetto al carico delle responsabilità, tra norme che spesso si contrad- dicono tra di loro. L’ammini- strazione deve creare un’inter- faccia con il livello legislativo in modo che le norme di legge non contrastino con l’operato dei dirigenti.
Per queste ragioni - ha conclu- so De Rosa-è stata convocata questa assemblea nazionale, dalla quale parte una grande
mobilitazione della categoria, con l’invito a unire le forze della dirigenza con quelle del sinda- cato che rappresenta i proble- mi di tutta la comunità scola- stica e dei DS”.
A conclusione dei lavori, da parte dei sindacati l’impegno di rappresentare con forza al Ministro Valditara le richieste della categoria, avendo come immediati obiettivi la stabiliz- zazione delle risorse del Fun nella prossima legge di bilan- cio e la rapida apertura del ta- volo contrattuale.
L’INTERVISTA
L’alternanza scuola lavoro fa bene ai ragazzi?
L’alternanza scuola lavoro. Funziona? La scuola prepara veramente al mondo del lavoro? I docenti sono preparati? E gli studenti, come la vivono? Ne parla nuovamente la testata on line “Selfie school, la scuola mostra i denti” con il ▇▇▇▇. ▇▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇, docente e Segreta- rio provinciale Snals di Vicenza. Riportiamo l’intervista pubblicata su ▇▇▇.▇▇▇ ▇▇▇▇.▇▇▇ lo scorso 26 ottobre.
Focalizziamo l’attenzione sugli istituti tecnici e sull’alternanza scuola lavoro. Ci accom- pagna in questo viaggio il ▇▇▇▇. ▇▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇, docente presso l’Istituto “Lampertico” di Vicenza.
D. Innanzitutto, prof. ci può dire la differen- za tra ITS Accademy e Istituti Professionali? L’ITS Accademy è un post-diploma, cioè ter- minato il quinquennio nell’ambito della scuola secondaria di secondo grado si può scegliere tra un percorso di laurea o l’Istituto Tecnico Su- periore, percorso che dà una formazione spe- cifica per un determinato settore e che con- sente l’accesso diretto al mondo del lavoro.
D. Parliamo dell’alternanza scuola-lavoro. Come funziona?
È un sistema che dovrebbe preparare, avvici- nare e inserire nel mondo del lavoro.
Lo studente nel corso degli ultimi due anni di scuola, quarto e quinto anno, viene accol- to per un periodo all’interno di un’azienda che lo inserisce nel sistema produttivo, integran- do con la pratica la preparazione teorica rice- vuta a scuola.
D. L’ azienda la sceglie il ragazzo, la scuola o l’azienda stessa si propone?
L’azienda dà la propria disponibilità anche in base al settore produttivo in cui opera; se, ad esempio, è un’azienda di natura meccani- ca, sceglierà principalmente meccanici, se è un’azienda di costruzione di impianti elettri- ci, chiederà elettricisti. All’Istituto Lamperti- co esistono anche altri percorsi come quello “odontotecnico”, e quello della “gestione del-
le acque e risanamento ambientale” che è un nuovo percorso introdotto con la riforma del 2017. Ovviamente per questi studenti sono ne- cessari ambienti di lavoro quali studi dentistici e aziende con impianti di depurazione.
D. E’ il Dirigente Scolastico che si reca pres- so le aziende o sono le aziende che si auto- propongono?
Le aziende interessate che sono in ▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇- za di personale si propongono. Va chiarito che l’alternanza non esiste solo negli istituti pro- fessionali e tecnici, ma è trasversale a tutti e tre gli indirizzi di scuola superiore, quindi an- che nel percorso liceale, seppure con un nu- mero inferiore di ore. I ragazzi che frequentano il liceo, si indirizzano verso studi professiona- li piuttosto che verso le aziende o altre attività produttive. Quindi ogni luogo di lavoro, in so- stanza, può erogare alternanza scuola-lavoro.
D. Le aziende cosa ci guadagnano, prendo- no dei soldi?
No, non prendono soldi. Lo studente in alter- nanza diventa un supporto al personale già esistente. Anche gli enti locali e le società par- tecipate si offrono per l’alternanza scuola lavo- ro, oppure studi di avvocati, studi notarili, che, in tal modo, hanno l’opportunità di poter con- tare su una persona in più, considerando or- mai che in alcuni territori come il vicentino la
segue L’INTERVISTA
carenza di personale è trasversale a molti set- tori.
D. Parliamo dei problemi di sicurezza nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro. Sono successi dei fatti tragici che hanno ri- portato in auge questo tema.
Le aziende sicuramente sono molto attente in tema di sicurezza e i ragazzi vengono formati dalla scuola prima di intraprendere il percorso dell’alternanza scuola-lavoro. È evidente che alcune attività produttive, come quelle me- talmeccaniche, presentano rischi più eleva- ti rispetto ad altre e richiedono un’attenzione maggiore anche da parte dello studente per ridurre il margine di rischio. D’altra parte le im- prese in forte carenza di personale si rendo- no disponibili ad ospitare studenti in alternan- za scuola lavoro, malgrado i rischi.
D. Quali corsi fate ai ragazzi per preparar- li ai rischi?
La formazione generale viene ripetuta ogni anno. L’ideale sarebbe riuscire anche a dare quella formazione che serve ed è obbligatoria all’interno di ogni azienda. Quindi: corsi di pri- mo soccorso e corsi antincendio.
La movimentazione delle merci è un altro de- gli elementi di pericolo. Ogni azienda, soprat- tutto quelle che lavorano materiali ferrosi o pesanti, spostano tutto con i carrelli elevatori comunemente chiamati “muletti”. Da qui l’im-
portanza di attivare corsi di questo tipo per gli studenti durante il percorso di alternanza scuola lavoro.
All’Istituto Lampertico abbiamo attivato corsi per l’uso di “carrelli elevatori frontali e telesco- pici”. Importante sarebbe estendere la forma- zione anche per le piattaforme aeree PLE, l’u- so dei “carri ponte” e sui “lavori sotto tensione elettrica” e in “ambienti confinati”.
Quando poi si sale su un “trabattello” (impal- catura) occorre rispettare determinate regole per evitare rischi ed è anche per questo che esiste un corso specifico chiamato PIMUS.
All’ Istituto ad esempio, in pre-pandemia, ave- vo attivato molti di questi corsi valutando l’ac- quisto di un carrello elevatore, come ha fatto il Centro Edile Palladio di Vicenza, in modo che i ragazzi potessero fare addestramento su que- sto macchinario.
D. Ma Prof, se una scuola non ha le risor- se per comprare il muletto si rischia che i ragazzi, una volta entrati in officina, non avendolo mai usato, si possano far male.
Certamente, infatti determinate risorse do- vrebbero essere orientate soprattutto all’ac- quisto e al potenziamento dei laboratori. Indubbiamente queste attrezzature sono co- stose, ma ci si può anche rivolgere al mercato dell’usato per ridurre i costi.
La verità è che si deve investire se si vuole che il ragazzo svolga il proprio addestramento in un ambiente protetto come quello scolastico.
La scuola purtroppo non ha le risorse, come non le ha l’azienda, per affiancare gli studenti con un docente o un operaio esperto.
Va chiarito che se uno studente inesperto ri- mane da solo in un ambiente dinamico come quello della azienda che deve produrre, au- mentano i margini di rischio.
Va detto poi che l’alternanza scuola-lavoro è stata introdotta perché non sono stati eroga- ti finanziamenti adeguati per l’ammoderna- mento ed il potenziamento dei laboratori de- gli Istituti tecnici e professionali.
D. Se il nuovo Governo volesse fare una ri- forma, cosa suggerirebbe?
Sarebbe opportuno realizzare un potenzia- mento dei laboratori, utilizzando i fondi del PNRR. Una proposta avanzata anche dal sin- dacato Snals-Confsal a livello nazionale è di destinare i fondi della formazione continua di chi è già in servizio, anche per la formazione iniziale degli studenti. Quindi, anziché porta- re i ragazzi in azienda, si porta l’azienda nella scuola.
D. ▇▇▇▇▇▇▇ le somme: l’alternanza scuo- la-lavoro, secondo lei, prepara veramente i ragazzi al lavoro?
Prepara al lavoro, ma la situazione non può es- sere generalizzata ed estesa a tutti. Molti sono soddisfatti, altri no. Questo a causa di molte- plici difficoltà organizzative ed economiche.
Ad esempio, per quanto riguarda i docenti, il sistema ideale sarebbe quello in cui il docente si reca presso le aziende che ospitano gli stu- denti per controllare, monitorare il percorso e interfacciarsi con il titolare. Ma questo non av- viene. La mancanza di risorse impedisce di re- tribuire il docente che, peraltro, non può usare il mezzo proprio perché vietato ai dipenden- ti pubblici.
Provi ad immaginare le difficoltà logistiche e temporali di raggiungere con i mezzi pubbli- ci aziende lontane in comuni diversi. E’eviden- te che il controllo si potrà effettuare per un nu- mero limitato di studenti. Considerando poi che i docenti principalmente sono impegnati nell’insegnamento, nelle supplenze e nelle al- tre attività scolastiche la possibilità di control- lo si riduce drasticamente.
D: ▇▇▇▇. ▇▇▇▇▇▇, poiché oggi si tende a pro- crastinare l’ingresso nel mondo del lavoro, in favore di una liceizzazione delle scuole, ci dica il suo pensiero sull’importanza degli Istituti Tecnici e Professionali.
Gli Istituti Tecnici e Professionali devono ave- re un maggior numero di ore dedicate ai labo- ratori e all’addestramento. Se si continuano a modificare i quadri orari di questi istituti au- mentando le attività laboratoriali fittiziamen- te (sulla carta), ma non si potenziano di fatto le attività in laboratorio, è evidente che non si raggiungono gli obiettivi che tali Istituti si pre- figgono.
FOCUS RICERCA
Tra contratto e manovra di bilancio:
Aspen Institute getta luce
sui problemi della ricerca italiana
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L’Aspen Institute, organizzazione globale non profit nata nel 1949 negli Stati Uniti per favori- re una società più giusta anche attraverso una ricerca libera, inclusiva, correttamente retribui- ta, ha condotto una ricerca durata tre anni che ha coinvolto circa 1500 persone negli istituti Aspen di 14 paesi in Europa, Asia, Americhe e Nuova Zelanda. Ne è scaturito un appello per la ricerca di base nel mondo (In favor of pure science), nato dall’esigenza di sostenere que- sto tipo di ricerca che sta subendo nel mondo un progressivo, seppur lento, regresso.
L’appello dell’Aspen Institute agli stati è di aumentare i finanziamenti pubblici e priva- ti alla ricerca di base, di sostenerla con una maggiore libertà, di assicurare una maggio- re globalizzazione della ricerca e l’accesso alla scienza pura per ogni tipo di minoranza.
Al contrario, sempre secondo l’Aspen Insti- tute, la ricerca applicata è in fase espansi- va e sostenuta da programmi sempre più fi- nanziati. Così anche nel nostro Paese, dove la scorsa legge di bilancio ha istituito o rifi- nanziato diversi fondi per ricerche applicate (su tutte la creazione del Fondo italiano per le scienze applicate), senza considerare i finan- ziamenti previsti dal PNRR sempre diretti a
sostenere specifiche finalità progettuali.
Le politiche della ricerca si stanno orientan- do sempre più verso orizzonti temporali bre- vi, verso progetti le cui ricadute siano visibili e misurabili nel breve periodo. Probabilmente si tratta di un processo accelerato anche dal- la pandemia e dalla conseguente necessità di trovare soluzioni rapide al problema mon- diale del Covid-19. Tuttavia, è stato proprio il substrato di conoscenze di base in biologia cellulare e in genetica accumulate nel frat- tempo, sostiene l’Aspen Institute, che ha per- messo la realizzazione e poi la produzione su larga scala dei vaccini che ci permettono di convivere con il virus e le sue mutazioni.
Anche il rapporto Unesco (Unesco Science Report: toward 2030) ha registrato questo lento declino delle risorse attribuite nel mon- do alle ricerche di base. Secondo Aspen Insti- tute finanziare la ricerca di base è quasi come misurare la fiducia nel futuro di una società e tra i principi costituenti alla base di ogni de- mocrazia dovrebbe esserci anche un “diritto alla scienza” universale.
La ricerca mette in evidenza anche come l’I- talia sia una delle nazioni che investe di meno sulla valorizzazione professionale e sulle retri-
segue FOCUS RICERCA
buzioni dei ricercatori. Un problema che il no- stro sindacato sta affrontando da lungo tem- po. Le retribuzioni dei ricercatori italiani non reggono il confronto con quelle dei pari gra- do europei, per esempio, e l’ipotesi di contrat- to firmata pochi giorni fa all’Aran non ha cer- to invertito questa tendenza. Nel prosieguo delle trattative contrattuali dovremo anche affrontare il tema della riforma dell’ordina- mento professionale: un passaggio necessa- rio per adeguare la fisionomia professionale del personale degli enti di ricerca, ferma alle determinazioni di un DPR di oltre trent’anni fa. Tuttavia, le risorse per sostenere questa ri- forma, stabilite dalla legge di bilancio 2022, sono insufficienti e disponibili solo per il per- sonale degli enti vigilati dal MUR. Praticamente stiamo contrattando una rifor- ma realmente applicabile solo per poco più della metà degli operatori degli enti pubblici
di ricerca. Per questo è così importante l’im- pegno sottoscritto dal ministro ▇▇▇▇▇▇▇▇▇ e dalle ▇▇.▇▇. lo scorso 10 novembre con l’aval- lo della ministra ▇▇▇▇▇▇▇, per reperire le ulte- riori risorse mancanti in un prossimo provve- dimento legislativo.
Sempre a proposito di valorizzazione del per- sonale esiste anche il problema del precaria- to. Deve ancora essere completata la soluzio- ne del problema dell’avvio della carriera dei ricercatori. Il DDL 2285 per il reclutamento e il pre ruolo dei ricercatori universitari e degli enti pubblici di ricerca ha trovato una soluzio- ne solo per i primi, ma il problema resta aper- to per gli enti di ricerca dopo lo stralcio degli articoli ad essi relativi.
Tutti temi da sottoporre alla ministra ▇▇▇▇▇- ▇▇, a cui abbiamo chiesto un incontro proprio per trovare soluzioni urgenti fin dalla nuova manovra di bilancio.
L’ALTRA SCUOLA
Scuole non statali
CCNL Scuole Paritarie: “L’anno della Tigre”
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Secondo l’astrologia ed il calendario cine- si, il 2022 è “L’anno della Tigre” (1 febbraio 2022 - 21 gennaio 2023). Questa configura- zione astrale è stata sicuramente di buon auspicio per la recente stagione contrat- tuale delle Scuole Paritarie. Di seguito un breve riepilogo della situazione.
Molto probabilmente il 2022 sarà ricorda-
to come la stagione dei rinnovi contrattua- li per ANINSEI, AGIDAE e FISM che sono le associazioni datoriali maggiormente rappre- sentative nel comparto delle Scuole Parita- rie. L’8 febbraio 2022 l’AGIDAE ha raggiunto per prima il traguardo contrattuale sotto- scrivendo con SNALS-CONFSAL, FLC-CGIL, CISL-SCUOLA, UIL-SCUOLA-RUA e SINASCA
il nuovo CCNL 2021/2023. Questo contratto, che interessa circa 50.000 lavoratori, a no- stro avviso, costituisce sicuramente un buon accordo, onorevole per tutti, con contenuti salariali più che dignitosi, quasi un’anoma- lia considerando il periodo di “magra con- trattuale” che stiamo attualmente vivendo nel Paese. La parte normativa è sostanzial- mente in linea con il CCNL precedente, con- templa alcuni miglioramenti sulla tutela del-
la maternità e conferma integralmente gli articoli premiali precedentemente concor- dati. La parte economica vede un incremen- to salariale complessivo di €110 per il livello di riferimento che è il quinto. Gli incremen- ti remunerativi sono così ripartiti: € 33 da di- cembre 2021 + € 35 da settembre 2022 + € 35 da dicembre 2023. Inoltre, il nuovo CCNL so- stiene con ulteriori € 7 le quote di iscrizione di tutti i lavoratori del comparto all’ASI, Fon- do previdenziale che garantisce apprezzate prestazioni sanitarie integrative ai lavorato- ri dell’AGIDAE.
Qualche giorno dopo, esattamente il 14 feb- braio 2022, nella sede dell’ANINSEI Confin- dustria, SNALS-CONFSAL, CISL-SCUOLA e
UIL-SCUOLA-RUA hanno sottoscritto con la delegazione datoriale ANINSEI il “CCNL ANINSEI 2021/ 2023” che interessa più di
60.000 lavoratori. Il nuovo CCNL è caratte- rizzato da una parte normativa aggiornata ma sostanzialmente in linea con il contratto precedente scaduto nel 2018. La nuova par- te economica, concordata da SNALS-CON- FSAL, CISL-SCUOLA, UIL-SCUOLA-RUA e FLC-CGIL con ANINSEI, attraverso due ac-
segue L’ALTRA SCUOLA
cordi sottoscritti, da tutti, a luglio e set- tembre 2021, è stata correttamente eroga- ta dalle aziende associate già a decorrere dal salario di settembre 2021. Per il livello di ri- ferimento che, anche in questo settore è il quinto, l’aumento complessivo concordato ammonta, di base, a € 70, distribuiti con la seguente cadenza: € 25 da settembre 2021
+ € 20 da settembre 2022 + € 25 da settem- bre 2023. Inoltre, a tutto il personale che al 1° settembre 2022 avrà maturato due anni di servizio ininterrotto presso lo stesso Istitu- to, è corrisposto mensilmente, a partire dal 1° settembre 2022, un salario di anzianità di
€ 15. Pertanto, una vasta platea di lavoratori ANINSEI, da settembre 2023, usufruirà di un incremento salariale globale di € 85.
La realizzazione di questo CCNL è stata par- ticolarmente elaborata e complessa, la parte economica è stata concordata a luglio 2021, prima dell’apertura delle attività scolastiche. Il Sindacato, in quel frangente, pur ottenen- do i medesimi incrementi della precedente tornata contrattuale, ha dovuto operare scel-
te estremamente delicate e sofferte, doven- do bilanciare, in una difficile realtà di pan- demia sanitaria ed economica nel Paese, le giuste aspettative salariali dei lavoratori con la necessità di consentire la sopravvivenza delle strutture educative e formative dell’As- sociazione. In questo settore è presente un ente bilaterale sostenuto esclusivamen- te dalla contribuzione economica datoriale, chiamato EBINS. Questo ente, diligentemen- te, in pochi anni, ha raccolto, esclusivamente tra gli associati ANINSEI, una buona quanti- tà di risorse economiche che, tramite appo- siti bandi, sono state successivamente mes- se a disposizione per il sostegno ai lavoratori ed alle aziende del settore.
Come è antica tradizione del comparto, è in forte ritardo la sottoscrizione del CCNL FISM. Al momento in cui stiamo andando in stam- pa fervono le necessarie contrattazioni per concludere l’iter contrattuale entro la fine del 2022, purtroppo, sono in essere tra le dele- gazioni trattanti, alcune opacità contrattua- li che necessitano di opportuni chiarimenti.
Tribunale di Rieti
Accolto ricorso docente esclusa dalle nomine in ruolo
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Il Tribunale di Rieti ha accolto il ricorso di una docente esclusa dalle nomine in ruolo in conseguenza di un errore mate- riale nella compilazione della domanda di partecipazione.
La stessa nel corso della procedura - co- siddetta FASE 1- aveva erroneamente ri- chiesto posti diversi da quelli del titolo posseduto, confondendo i codici per po- sti di sostegno e Montessori.
Secondo il Giudice reatino, in casi simili, la Pubblica Amministrazione deve conce- dere il “soccorso istruttorio” volto alla ret- tifica di dichiarazioni o istanze erronee o incomplete. A maggior ragione ove risul- ti evidente che si sia trattato di un sem- plice errore materiale, non corrisponden- te all’effettiva volontà dell’interessata, emergente dagli elementi contenuti nel-
la domanda stessa, che la P.A., anche sul- la base dell’istanza di autotutela presen- tata dalla candidata, avrebbe ben potuto e dovuto individuare, ove avesse esegui- to un’idonea verifica di tale domanda: ciò, tenuto anche conto che l’informatizza- zione dei procedimenti non può portare all’obliterazione della verifica degli atti in possesso della P.A.
Inutile evidenziare la grande soddisfazio- ne dello Snals reatino e dell’Avv. Prof.ssa ▇▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇▇▇▇ e Avv. ▇▇▇▇. ▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇ per questo importante risultato che può costituire un ulteriore tassello per l’affer- mazione definitiva del principio del di- ritto al controllo umano in un contesto in cui l’uso dello strumento telematico è sempre più utilizzato per procedure assai complesse.
Tribunale di Roma
Bullismo e responsabilità della scuola
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Una sentenza del Tribunale di Roma (Sent.n.11249 del 30.06.2021) aiuta a far luce su quali siano le responsabili- tà dell’amministrazione scolastica e dei docenti nel caso in cui si verifichino epi- sodi di bullismo a scuola.
Episodi, purtroppo, sempre più diffusi tra i giovani.
Il caso riguarda un alunno di terza me- dia che aveva riportato lesioni a causa dalla condotta di alcuni compagni di scuola che, durante l’anno scolastico, avevano spesso tirato calci al ragazzo (anche nei genitali) nell’orario di affi- damento dei minori agli insegnanti. La circostanza era peraltro nota agli stessi insegnanti, come risulta da ver- bale del Consiglio di Istituto.
Viene preliminarmente esaminata dal giudice la legittimazione passiva per le azioni di responsabilità derivanti da comportamenti di alunni o insegnanti durante l’orario scolastico e ricondot- ta, per principio consolidato, in capo al Ministero dell’Istruzione e non al sin- golo istituto scolastico in quanto, pur essendo quest’ultimo dotato di auto- nomia, si configura pur sempre come
organo dell’amministrazione.
Deve essere altresì esclusa la legitti- mità passiva dei docenti: l’art.28 della Costituzione afferma che “i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente respon- sabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la re- sponsabilità civile si estende allo Sta- to e agli enti pubblici” e l’art.61 della L.11.07.1980 n.312, nel prevedere la so- stituzione dell’amministrazione nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse dai terzi, esclu- de in radice la possibilità che gli in- segnanti statali siano direttamente convenuti da terzi nelle azioni di risar- cimento danni da “culpa in vigilando”. (Resta salvo, chiaramente, il diritto di rivalsa da parte dell’amministrazione condannata al risarcimento, nei con- fronti del docente, nei casi di dolo o colpa grave.)
L’art. 2048 del codice civile, co. 2, pone una presunzione di responsabilità a carico degli insegnanti: I precetto- ri sono responsabili del danno cagio-
nato da fatto illecito dei loro allievi nel tempo in cui sono sotto la loro ▇▇▇▇- ▇▇▇▇▇. Sono liberati dalla responsabili- tà solo se provano di non aver potuto impedire il fatto (co.3).
La sentenza, sul punto, meglio spe- cifica: “Gli insegnanti rispondono del fatto illecito commesso dai loro allievi per il tempo in cui questi ultimi sono sotto la loro sorveglianza, salvo che provino di non aver potuto impedire il fatto, con un superamento della pre- sunzione di responsabilità che postu- la la dimostrazione di non essere sta- to in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo dopo l’inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno e di aver adot- tato, in via preventiva, tutte le misu- re disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinar- si di quella serie, commisurate all’età e al grado di maturazione raggiunto dagli allievi nel caso concreto…” (Cass. Sez. 1° n.9337/2016).
“La prova liberatoria, quindi, non si esaurisce nella dimostrazione di non aver potuto impedire il fatto ma si estende alla dimostrazione di aver adottato, in via preventiva, le misu- re organizzative idonee ad evitarlo” (▇▇▇▇. Sez.3° n.916/1999)
(Dopo la L.71/2017 che ha rivisto le mo-
dalità di contrasto al bullismo e cy- berbullismo, contano anche gli stru- menti educativi e preventivi messi in campo, come i corsi e i laboratori pra- tici contro il bullismo).
Nel caso di specie risultava pacifico che alcuni allievi avessero denuncia- to, all’inizio dell’anno scolastico, gio- chi inopportuni che comportavano calci, anche nei genitali, ai compagni. Tale circostanza è emersa nel verbale del consiglio di Istituto del 28.11.2008 e confermata dal verbale 28.11. 2009. Al riguardo, osserva l’organo giudi- cante, “la presenza anche di una sola doglianza da parte degli studenti, all’inizio dell’anno scolastico, circa le abitudini invalse tra i compagni, im- poneva un obbligo di stringente sor- veglianza da parte degli insegnanti, allo scopo di adottare tutte le misu- re idonee a prevenire simili condot- te, anche alla luce della giovane età degli studenti coinvolti.” Nel caso in oggetto “non è stata fornita la pro- va liberatoria, in quanto, pur essendo noto al corpo docente il fatto che gli alunni della struttura scolastica fos- sero dediti a giochi potenzialmente pericolosi, non sono state comunque adottate misure organizzative ido- nee a prevenire il danno…”
In sintesi, dunque, il principio che emerge dalla sentenza è che risulta
sufficiente una segnalazione inerente ad atti violenti per far scattare in capo ai docenti l’obbligo di stringente sor- veglianza e di adozione di misure di prevenzione, in assenza dei quali scat- ta la “culpa in vigilando”.
La responsabilità degli insegnanti - continua il giudice - non poteva pe- raltro essere esclusa dal fatto che tali eventi si sarebbero verificati nei corri- doi o nei bagni della scuola in quan- to l’obbligo di vigilanza si estende per tutto il tempo in cui i medesimi frui- scono della prestazione scolastica.
(In tal senso si è espressa recentemen- te anche la Cassazione con Ordinanza del 30.06.2022 n.21555:” la responsabi- lità della scuola ricorre anche al di fuo- ri dell’orario delle lezioni, in quanto il dovere di organizzare la vigilanza de- gli alunni mediante l’adozione, da par- te del personale addetto al controllo degli studenti, delle opportune caute- le preventive, sussiste dal loro ingres- so e per tutto il tempo in cui gli stessi si trovino legittimamente nell’ambito dei locali scolastici”.)
Il Tribunale di Roma (pur non acco- gliendo nel merito la richiesta) af- fronta altresì il tema della “culpa in educando” in capo ai genitori degli alunni autori di fatti illeciti: ”Sul pun- to si osserva che è principio conso- lidato in giurisprudenza quello per
cui la responsabilità del genitore (ex art.2048 co.1, cod.civ.) e quella del precettore (ex art.2048 co.2 cod.civ.)
- per il fatto commesso da un mi- nore capace di intendere e di volere mentre è affidato a persona idonea a sorvegliarlo e controllarlo - non sono tra loro alternative, giacchè l’affidamento del minore alla custo- dia di terzi solleva il genitore dalla presunzione di colpa “in vigilando”… ma non anche da quella di colpa “in educando”, rimanendo comunque i genitori tenuti a dimostrare, per ▇▇- ▇▇▇▇▇si da responsabilità per il fatto compiuto dal minore in un momen- to in cui lo stesso si trovava soggetto alla vigilanza di terzi, di avere impar- ▇▇▇▇ al minore stesso un’educazione adeguata a prevenirne comporta- menti illeciti”. (Cass.sez 3° n.12501 del 21/09/2000).
Circa il danno, questo, “secondo l’inse- gnamento della giurisprudenza di le- gittimità, non è in re ipsa ma va di- mostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall’ordinamento…”. “Per pervenire alla liquidazione del dan- no non patrimoniale nella sua inte- rezza, va effettuata una valutazione personalizzata delle sofferenze patite dal soggetto leso in conseguenza del fatto illecito dedotto in lite” (Cass. Sez. Un.n.26972/08).
SCHEDA ILLUSTRATIVA
Snals-Confsal
Libera professione dei docenti
Autorizzazioni e incompatibilità
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Ai sensi della Legge 190/2012 sulle incompa- tibilità, del Decreto Legislativo 297/1994 e del Decreto Legislativo 165/2001, all’inizio di ogni anno scolastico, il personale docente in servi- zio nella scuola statale, sia a T.I. che a T.D., che intende esercitare la libera professione oppu- re svolgere incarichi retribuiti deve presentare richiesta di autorizzazione al proprio dirigente scolastico.
LIBERA PROFESSIONE
Riguardo la libera professione, è il comma
15 dell’articolo 508 del Decreto Legislativo 297/1994 che ne regola l’esercizio: “al personale docente è consentito, previa autorizzazione del direttore didattico o del preside, l’esercizio di li- bere professioni che non siano di pregiudizio all’assolvimento di tutte le attività inerenti alla funzione docente e siano compatibili con l’ora- rio di insegnamento e di servizio”.
Nella fattispecie, considerato che la norma in questione non fa alcun cenno all’obbligatorietà di possesso della partita IVA, né prevede in- compatibilità per incarichi con i privati, in quan- to ciò è elemento soggettivo da vagliare caso per caso, va da sé che il dirigente scolastico può
negare l’autorizzazione all’esercizio della libera professione solo nel caso in cui rilevi pregiudi- zio all’assolvimento delle attività della funzione docente o incompatibilità con l’orario di servi- zio. Certamente devono essere rispettate le in- compatibilità previste dall’articolo 60 del DPR 3/1957, in base al quale “l’impiegato non può esercitare il commercio, l’industria, né alcuna professione o assumere impieghi alle dipen- denze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in società o enti per le quali la nomina è riservata allo Stato e sia all’uopo intervenuta l’autorizzazione del ministro competente”.
INCARICHI
Per quanto attiene, invece, gli incarichi confe- riti, la materia è regolata dai commi dell’art. 53 del Decreto Legislativo 165/2001 che chiarisco- no come gli incarichi, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, devo- no essere autorizzati di volta in volta.
In particolare, l’autorizzazione di cui tratta- si deve essere richiesta all’amministrazione di appartenenza del dipendente dai soggetti pubblici o privati che intendono conferire l’in-
segue SCHEDA ILLUSTRATIVA SNALS-CONFSAL
carico o, altresì, dal dipendente interessato. L’amministrazione di appartenenza deve pro- nunciarsi sulla richiesta di autorizzazione en- tro trenta giorni dalla ricezione della stessa. Decorso il termine per provvedere, l’autorizza- zione, se richiesta per incarichi da conferirsi da amministrazioni pubbliche, si intende accor- data; in ogni altro caso, si intende definitiva- mente negata.
DEROGHE
A seguire alcune deroghe alle norme sopra esplicitate previste dal comma 6 dell’art. 53 del Decreto Legislativo 165/2001:
– rapporti di lavoro a tempo parziale con part-time non superiore al
50% - dalla applicazione dei commi dal 7 al 13 del De- creto Legislativo 165/2001 sono esclusi i dipenden- ti con rapporto di lavoro a tempo parziale con presta- zione lavorativa non supe- riore al cinquanta per cen- to di quella a tempo pieno;
– esclusioni dal regime au- torizzativo – sono esclusi da qualsiasi autorizzazione i compensi e le prestazioni derivanti:
a. dalla collaborazione a gior- nali, riviste, enciclopedie e simili;
b. dalla utilizzazione economica da parte dell’autore o inventore di opere dell’ingegno e di invenzioni industriali;
c. dalla partecipazione a convegni e seminari;
d. da incarichi per i quali è corrisposto solo il rimborso delle spese documentate;
e. da incarichi per lo svolgimento dei quali il di- pendente è posto in posizione di aspettati- va, di comando o di fuori ruolo;
f. da incarichi conferiti dalle organizzazioni sindacali a dipendenti presso le stesse di- staccati o in aspettativa non retribuita;
g. da attività di formazione diretta ai dipen- denti della pubblica amministrazione, non- ché di docenza e di ricerca scientifica.
