Common use of Discussione Clause in Contracts

Discussione. L'obiettivo principale dello studio è stato valutare l'accuratezza diagnostica della CEDM nella valutazione dimensionale del tumore al seno, confrontandola con i risultati istologici. Lo studio ha dimostrato un’ eccellente accuratezza della metodica nella valutazione preoperatoria del tumore al seno, in accordo con quanto sinora dimostrato in letteratura. (95,107, 109-111) Abbiamo osservato una lieve sovrastima da parte della CEDM rispetto all'istologia. Tuttavia, la maggior parte dei casi rientravano nel gruppo A, dal momento che la differenza tra le due misurazioni rientrava nei 10 mm (tabella 10). Un'ulteriore analisi ha mostrato una prevalenza dell’enhancement mass+non mass o NME nel gruppo B (tabella 12), con una prevalenza di tumore duttale in situ attorno a focolai di carcinoma infiltrante nello stesso gruppo (Tabella 13). Nella nostra casistica il NME o il mass+NME sono correlati alla presenza di carcinoma duttale in situ intorno a focolai di tumore infiltrante (Tabella 15). I nostri risultati suggeriscono che una differenza tra le due misurazioni maggiore di 10 mm possa essere correlata alla presenza di tumore in situ intorno a focolai di tumore infiltrante. In CEDM il tumore duttale in situ si presenta come un'area di tenue e ritardato NME (118) perché il mezzo di contrasto giunge al focolaio neoplastico per diffusione, senza una reale angiogenesi. (110) Di conseguenza, effettuare delle scansioni con un certo ritardo dall'inizio dell’iniezione del mezzo di contrasto consente un maggiore enhancement ed una migliore visibilità della lesione in situ. I nostri risultati sono in accordo con quanto precedentemente osservato, sebbene la maggior parte degli studi riguardino la risonanza magnetica. (109,111,117,119). La valutazione dimensionale del NME sembra essere meno accurata rispetto alla misurazione di una lesione massa; questa può essere dovuto alla limitata esperienza nell’imaging CEDM. Nella nostra casistica si è osservato un solo caso di background parenchymal enhancement; questo può essere spiegato dall'età media delle pazienti arruolate, circa 60 anni e dal fatto che i casi in cui si è osservato un intenso enhancement di fondo, tale da coprire tutta la lesione, non sono stati arruolati. In più, nel nostro Istituto si preferisce proporre la risonanza magnetica come esame di stadiazione locale alle pazienti in età fertile. Abbiamo osservato una distribuzione dei gradi istologici piuttosto simile nei due gruppi, a riprova del fatto che il grado istologico non influenza le dimensioni tumorali; naturalmente questo risultato richiede un campione più numeroso per poter essere confermato. Il nostro studio presenta dei limiti: in primis la sua natura retrospettiva e la scarsa numerosità del campione. Inoltre, la performance diagnostica della CEDM non è stata confrontata con la RM. Tuttavia, i noti limiti della tecnica, così come la sua ridotta disponibilità sul territorio ed i lunghi tempi di acquisizione, incoraggiano l'utilizzo della CEDM come valida metodica prechirurgica. Infatti, la sua velocità e la relativa semplicità tecnica la rendono più tollerabile da parte delle pazienti; inoltre è gravata da minori spese rispetto alla RM. Secondo alcuni autori infatti il costo di una CEDM è circa l’80% inferiore rispetto al costo di una RM e solo il 9% più alto di una mammografia digitale.

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Sources: Research and Development Agreement

Discussione. L'obiettivo principale dello studio Il percorso metodologico indicato fornisce risultati sostenibili sulla base di un razionale dosimetrico sufficientemente chiaro: è stato valutare l'accuratezza diagnostica della CEDM nella valutazione dimensionale del tumore al seno, confrontandola con i risultati istologici. Lo studio ha dimostrato un’ eccellente accuratezza della metodica nella valutazione preoperatoria del tumore al seno, in accordo con quanto sinora dimostrato in letteratura. (95,107, 109-111) Abbiamo osservato una lieve sovrastima da parte della CEDM rispetto all'istologia. Tuttavia, la maggior parte dei casi rientravano nel gruppo A, dal momento importante però osservare che la differenza tra loro valenza è soprattutto di ordine medico legale. Le stesse fonti citate indicano infatti un ampio range di variabilità nei valori di DCF. In tabella 5 sono ad esempio confrontati i valori di DCF suggeriti nell’intervallo 30 – 250 keV nel caso irradiazione AP con il loro range. Come si può osservare in taluni casi il range di variabilità copre circa un ordine di grandezza e tale variabilità si ripercuote linearmente sulla valutazione dosimetrica finale. Nell’ambito del calcolo della PC, ai valori dosimetrici stimati può pertanto risultare non improprio, alla luce di tutte le fonti di incertezza citate, associare un’incertezza globale del 100 %. Una ulteriore conferma di quanto descritto in precedenza può essere trovata in una attività condotta nel 2017 presso l’ASST Niguarda di Milano e tesa alla verifica sperimentale dell’accuratezza di 21 algoritmi disponibili in letteratura e utilizzabili per il calcolo della dose efficace attraverso l’impiego di due misurazioni rientrava nei 10 mm dosimetri impiegati dal personale addetto alle attività di radiologia interventistica (tabella 10). Un'ulteriore analisi ha mostrato una prevalenza dell’enhancement mass+non mass o NME nel gruppo B (tabella 12), con una prevalenza di tumore duttale in situ attorno a focolai di carcinoma infiltrante nello stesso gruppo (Tabella 13). Nella nostra casistica In tale contesto è stato infatti necessario confrontare le diverse combinazioni lineari dei valori dosimetrici ottenuti da due dosimetri tarati in Hp(10), ed ascrivibili alla misura al di fuori e al di sotto di un grembiule anti X, con il NME o il mass+NME sono correlati alla presenza valore di carcinoma duttale in situ intorno a focolai dose efficace calcolata attraverso la relazione (14): La misura della dose agli organi contemplati dalla pubblicazione 103 della ICRP (14) è stata effettuata attraverso circa 150 TLD posizionati all’interno di tumore infiltrante un fantoccio ▇▇▇▇▇ collocato nella posizione normalmente occupata dal primo operatore (Tabella 15vedi figura 2). I nostri risultati suggeriscono che una differenza Sono state considerate 6 condizioni di irraggiamento legate a: • 2 diversi spessori di materiale diffondente (RW3) simulante due diversi spessori di paziente • le tre tipiche proiezioni (RAO, LAO. PA) per un totale di 6 irraggiamenti nel range 76 - 113 kVp. L’assetto sperimentale indicato ha consentito di calcolare in maniera “diretta” un DCF medio per ogni organo monitorato, relativo alle condizioni di irraggiamento descritte e definito semplicemente come rapporto tra le due misurazioni maggiore il valore medio di 10 mm possa essere correlata alla presenza Hp(10) misurato dal dosimetro portato al di tumore in situ intorno a focolai sopra del grembiule anti X e la dose media assorbita dall’organo di tumore infiltrante. In CEDM il tumore duttale in situ si presenta come un'area di tenue e ritardato NME (118) perché il mezzo di contrasto giunge al focolaio neoplastico per diffusione, senza una reale angiogenesi. (110) Di conseguenza, effettuare delle scansioni con un certo ritardo dall'inizio dell’iniezione del mezzo di contrasto consente un maggiore enhancement ed una migliore visibilità della lesione in situinteresse. I nostri risultati sono ottenuti e contenuti in tabella 6, tenuto conto delle incertezze sopra descritte, risultano comunque in buon accordo con quanto precedentemente osservatoquelli suggeriti dai riferimenti citati e confermano le criticità legate a tale valutazione riassumibili principalmente nei seguenti elementi: • le caratteristiche di forte anisotropia dei campi di radiazione che interessano l’operatore che si trova ai bordi del lettino; • la posizione del dosimetro al difuori del grembiule anti X (collare, sebbene la maggior parte degli studi riguardino la risonanza magnetica. (109,111,117,119). La valutazione dimensionale omero) • spessore e stato di conservazione del NME sembra essere DPI • l’impiego o meno accurata rispetto alla misurazione di una lesione massa; questa può essere dovuto alla limitata esperienza nell’imaging CEDM. Nella nostra casistica si è osservato un solo caso di background parenchymal enhancement; questo può essere spiegato dall'età media delle pazienti arruolate, circa 60 anni e dal fatto che i casi in cui si è osservato un intenso enhancement di fondo, tale da coprire tutta la lesione, non sono stati arruolati. In più, nel nostro Istituto si preferisce proporre la risonanza magnetica come esame di stadiazione locale alle pazienti in età fertile. Abbiamo osservato una distribuzione dei gradi istologici piuttosto simile nei due gruppi, a riprova del fatto che il grado istologico non influenza le dimensioni tumorali; naturalmente questo risultato richiede un campione più numeroso per poter essere confermato. Il nostro studio presenta dei limiti: in primis la sua natura retrospettiva e la scarsa numerosità del campione. Inoltre, la performance diagnostica della CEDM non è stata confrontata con la RM. Tuttavia, i noti limiti della tecnica, così come la sua ridotta disponibilità sul territorio ed i lunghi tempi di acquisizione, incoraggiano l'utilizzo della CEDM come valida metodica prechirurgica. Infatti, la sua velocità e la relativa semplicità tecnica la rendono più tollerabile da parte delle pazienti; inoltre è gravata da minori spese rispetto alla RM. Secondo alcuni autori infatti il costo di una CEDM è circa l’80% inferiore rispetto al costo di una RM e solo il 9% più alto di una mammografia digitale.collare paratiroideo

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Sources: Not Applicable

Discussione. L'obiettivo principale dello studio L'uso del tessuto adiposo come fonte abbondante e accessibile di cellule stromali multipotenti per la medicina rigenerativa è stato valutare l'accuratezza diagnostica documentato a partire dalla fine degli anni '60. Numerosi laboratori indipendenti hanno stabilito che cellule stromali simili a quelle identificate nel midollo osseo potessero essere isolate in modo riproducibile dal tessuto adiposo resecato come tessuto intero o aspirato mediante liposuzione tumescente. Un trattamento chirurgico limitato nelle fistole perianali complesse spesso causa nuove recidive, mentre vi è un alto rischio di incontinenza fecale se viene eseguito un trattamento chirurgico esteso. L'uso di cellule staminali per il trattamento di fistole complesse è una promettente area di ricerca, poiché il loro utilizzo può facilitare la rigenerazione tissutale e la guarigione grazie agli effetti antinfiammatori e immunomodulatori delle stesse. Attualmente la varietà di procedure proposte nel trattamento delle fistole anali ne testimonia la difficoltà di cura in relazione alla variabile complessità delle stesse. Queste come abbiamo visto sono dichiarate malattia orfana dall’European Medicine Agency. Le fistole recidive sono notoriamente una sfida per il chirurgo e ripetuti tentativi di cura sono in questa malattia la regola piuttosto che l’eccezione. La recidiva nelle fistole è sovente causata dalla presenza di un’infezione non trattata e l’identificazione di queste resta arduo nello studio pre-operatorio dei pazienti. Per migliorare i tassi di guarigione è fondamentale la selezione dei pazienti nonché un adeguato controllo della CEDM nella valutazione dimensionale del tumore al senosepsi e l'identificazione delle estensioni secondarie con bonifiche preliminari. Non da ultimo, confrontandola con i risultati istologici. Lo studio ha dimostrato un’ eccellente accuratezza della metodica nella valutazione preoperatoria del tumore al senofistole croniche possono causare l’insorgenza di neoplasie, in accordo con quanto sinora dimostrato in letteraturaprevalentemente di carcinomi anali epiteliali, dovuti all’irritazione data dall’infezione persistente. (95,10779) A differenza delle fistole su Morbo di Crohn per cui negli anni sono stati proposti diversi trattamenti medici(Infliximab, 109-111Adalimumab), per le fistole criptoghiandolari l’unico trattamento disponibile è la chirurgia. (79) Abbiamo osservato una lieve sovrastima da parte della CEDM rispetto all'istologia. TuttaviaPrestigiose società scientifiche hanno identificato come obiettivi del trattamento delle fistole anali: la riduzione dei sintomi, la maggior prevenzione delle recidive, la preservazione dell’integrità degli sfinteri e quindi della continenza. (79) Nel trattamento delle fistole perianali complesse, le moderne tecniche “sphincter saving” giocano un ruolo fondamentale sebbene queste offrano tassi variabili di guarigione. Le fistole perianali possono essere considerate come una ferita cronica in cui non si è ottenuta le restitutio ad integrum. Nella guarigione delle ferite una parte fondamentale è la “fase cellulare” che verosimilmente in queste situazioni risulta deficitaria. La terapia cellulare nel trattamento delle fistole perianali è stata proposta per consentire nella fase cellulare di guarigione della “ferita” un supporto con il fine di ricostituire il normale processo di guarigione. Inoltre l’utilizzo della terapia cellulare previene dalle lesioni agli sfinteri causate dalla chirurgia e quindi trova posto come possibile opzione terapeutica con l’obiettivo di preservare l’integrità degli sfinteri. La nostra esperienza ha preso i passi dalle esperienze condotte da alcuni gruppi di colleghi attraverso dei casi rientravano trial clinici sull’utilizzo delle cellule staminali di origine mesenchimale; a queste ha aggiunto un nuovo elemento a supporto del processo di guarigione rappresentato dai concentrati piastrinici per uso non trasfusionale. La sicurezza ed efficacia delle cellule staminali mesenchimali nelle fistole perianali complesse sono state analizzate da un trial clinico di fase I e di fase II che avevano mostrato tassi di successo intorno al 70%. Nella fase I, 8 pazienti con fistole perianali o enterocutanee sono stati trattati per testare la fattibilità e la sicurezza del trapianto di cellule staminali autologhe nel gruppo Atrattamento delle fistole. Non sono stati identificati problemi di sicurezza in quanto non sono stati osservati fenomeni di rigetto o crescita cellulare incontrollata indicativa di un rischio tumorale. Delle biopsie eseguite in due pazienti hanno mostrato una normale guarigione anatomica dell'area infiltrata. Non sono stati segnalati effetti avversi in nessun paziente alla fine del periodo di follow-up (inizialmente 6 mesi, dal momento che la differenza tra le due misurazioni rientrava nei 10 mm (tabella 102 anni in un retrospettivo). Un'ulteriore analisi ha mostrato Sei di otto fistole trattate erano chiuse ad 8 settimane e considerate guarite (75%). I due pazienti rimanenti avevano avuto una prevalenza dell’enhancement mass+non mass o NME nel gruppo B (tabella 12)chiusura parziale dell'orificio esterno, con una prevalenza di tumore duttale in situ attorno a focolai di carcinoma infiltrante nello stesso gruppo (Tabella 13). Nella nostra casistica il NME o il mass+NME sono correlati alla presenza di carcinoma duttale in situ intorno a focolai di tumore infiltrante (Tabella 15). I nostri risultati suggeriscono che una differenza tra le due misurazioni maggiore di 10 mm possa essere correlata alla presenza di tumore in situ intorno a focolai di tumore infiltrante. In CEDM il tumore duttale in situ si presenta come un'area di tenue e ritardato NME (118) perché il mezzo di contrasto giunge al focolaio neoplastico per diffusione, senza una reale angiogenesiriduzione delle secrezioni. (11080) Di conseguenzaDopo i primi promettenti risultati è stata progettata la fase II per valutarne la sicurezza ed efficacia nel trattamento delle fistole perianali complesse. Quarantanove pazienti con fistole perianali complesse di origine criptoghiandolare (n = 35) o associati con il morbo di Crohn (n = 14) sono stati reclutati e randomizzati al trattamento con ASCs in combinazione con colla fibrinica o con sola colla di fibrina. L’obiettivo primario era la guarigione della fistola, effettuare delle scansioni con definita come assenza di secrezione attraverso l’orificio esterno spontaneamente e dopo digitopressione, così come una completa epitelizzazione degli orifici esterni ad otto settimane. Se la guarigione non veniva raggiunta dopo la prima procedura, veniva somministrata una seconda dose di colla di fibrina o 40 milioni di cellule più colla di fibrina. Il 46% risultava guarito dopo una singola iniezione di ASCSs ed un certo ritardo dall'inizio dell’iniezione del mezzo di contrasto consente un maggiore enhancement ed ulteriore 25% dopo una migliore visibilità della lesione in situ. I nostri risultati sono in accordo con quanto precedentemente osservato, sebbene la maggior parte degli studi riguardino la risonanza magnetica. (109,111,117,119)seconda dose. La valutazione dimensionale del NME sembra essere meno accurata percentuale di pazienti che ha raggiunto la guarigione della fistola era significativamente più alta con le ASCs e colla di fibrina rispetto alla misurazione sola colla di fibrina: 17 (71%) e 4 (16%) rispettivamente. Tra i pazienti guariti, ad un anno mostravano una lesione massa; questa può essere dovuto alla limitata esperienza nell’imaging CEDMrecidiva il 17% di esse. Nella nostra casistica si è osservato un solo caso Dal punto di background parenchymal enhancement; questo può essere spiegato dall'età media delle pazienti arruolate, circa 60 anni e dal fatto che i casi in cui si è osservato un intenso enhancement vista del profilo di fondo, tale da coprire tutta la lesione, sicurezza non sono stati arruolatiidentificati eventi avversi gravi. In più(81) Tuttavia la tecnica non ha passato il vaglio della fase III in cui il trattamento, valutato attraverso uno studio controllato randomizzato eseguito in doppio cieco in 49 ospedali in 7 diversi Paesi Europei è esitato in una eterogeneità di risultati tra i vari centri. (82) Purtuttavia questi studi hanno ottenuto un riconoscimento di validità in quanto hanno consentito lo sviluppo di un farmaco a base di cellule mesenchimali di origine adiposa sottoposte ad espansione in laboratorio che è stato autorizzato per uso compassionevole nel nostro Istituto si preferisce proporre la risonanza magnetica come esame trattamento delle fistole in pazienti adulti affetti da morbo di stadiazione locale alle pazienti Crohn non attivo / lievemente attivo, quando le fistole hanno mostrato una risposta inadeguata a una terapia convenzionale biologica. Tale farmaco, Darvadstrocel (Alofisel®), consiste in età fertile. Abbiamo osservato una distribuzione dei gradi istologici piuttosto simile nei due gruppi, a riprova del fatto che il grado istologico non influenza le dimensioni tumorali; naturalmente questo risultato richiede un campione più numeroso per poter essere confermatosospensione di cellule staminali derivate da tessuto adiposo umano. Il nostro studio presenta tessuto adiposo prelevato (ogni dose di darvadstrocel è derivata da un singolo donatore) viene digerito con collagenasi di tipo 1 per estrarre le cellule che vengono poi separate mediante ultracentrifugazione e successivamente espanse utilizzando tecniche di coltura cellulare standard. I produttori indicano come meccanismo d’azione del farmaco, somministrato in sede intra-lesionale, la riduzione dei limiti: in primis la sua natura retrospettiva livelli di citochine pro- infiammatorie come l'interleuchina (IL) -6, TNF-α e IL12 prodotte da cellule mononucleate della lamina propria, e la scarsa numerosità sintesi di IL10 e del campione. Inoltre, la performance diagnostica della CEDM non è stata confrontata con la RM. Tuttavia, i noti limiti della tecnica, così come la sua ridotta disponibilità sul territorio ed i lunghi tempi fattore di acquisizione, incoraggiano l'utilizzo della CEDM come valida metodica prechirurgica. Infatti, la sua velocità e la relativa semplicità tecnica la rendono più tollerabile da parte delle pazienti; inoltre è gravata da minori spese rispetto alla RM. Secondo alcuni autori infatti il costo di una CEDM è circa l’80% inferiore rispetto al costo di una RM e solo il 9% più alto di una mammografia digitalecrescita-β.

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Sources: Tesi Di Dottorato

Discussione. L'obiettivo principale dello studio Nella nostra esperienza, le richieste di visita con “bollino verde” rappresentano una evenienza rara: ciò è stato valutare l'accuratezza diagnostica della CEDM verosimilmente legato al fatto che nelle poco frequenti e poco conosciute malattie di pertinenza dell’immunologo clinico (connettiviti sistemiche, vasculiti e immunodeficienze primitive), il medico di medicina generale preferisca avviare il paziente con problemi urgenti direttamente al pronto soccorso o comunque, in situazione d’urgenza differibile, allo specialista d’organo competente (dermatologo, cardiologo, nefrologo, ecc.). Nei casi da noi osservati in un periodo di oltre 2 anni, la visita specialistica ambulatoriale urgente ma differibile si è confermata effettivamente tale solo in un terzo circa dei pazienti. L’appropriatezza clinica di questa procedura mancava infatti già “a priori” in oltre il 40% dei casi (forme croniche, assenza d’urgenza, altra competenza specialistica) e tale frequenza aumentava sino al 69% nella valutazione dimensionale “a posteriori”, comprendendo le richieste rivelatesi poi ingiustificate, sebbene formalmente corrette. L’uso improprio del tumore al seno, confrontandola con i risultati istologici. Lo studio ha dimostrato un’ eccellente accuratezza della metodica nella valutazione preoperatoria del tumore al seno, in accordo con quanto sinora dimostrato in letteratura. (95,107, 109-111) Abbiamo osservato una lieve sovrastima da parte della CEDM rispetto all'istologia. Tuttavia, la maggior parte dei casi rientravano nel gruppo A, dal momento che la differenza tra le due misurazioni rientrava nei 10 mm (tabella 10). Un'ulteriore analisi ha mostrato una prevalenza dell’enhancement mass+non mass o NME nel gruppo B (tabella 12), con una prevalenza di tumore duttale in situ attorno a focolai di carcinoma infiltrante nello stesso gruppo (Tabella 13). Nella nostra casistica il NME o il mass+NME sono correlati alla presenza di carcinoma duttale in situ intorno a focolai di tumore infiltrante (Tabella 15). I nostri risultati suggeriscono che una differenza tra le due misurazioni maggiore di 10 mm possa essere correlata alla presenza di tumore in situ intorno a focolai di tumore infiltrante“bollino verde” aveva varie motivazioni. In CEDM il tumore duttale in situ si presenta come un'area nessun caso di tenue trattava di vero errore diagnostico del medico prescrittore e ritardato NME solo sporadici erano i casi di eccessiva accondiscendenza a esigenze puramente organizzative del paziente. Le motivazioni addotte con maggior frequenza erano invece legate ai tempi delle liste d’attesa (118che erano invece nei limiti fissati dalla regione) perché il mezzo e allo stato d’ansia del malato, al disagio che ne era derivato al medico, ed anche alla preoccupazione di contrasto giunge al focolaio neoplastico per diffusione, senza una reale angiogenesi. (110) Di conseguenza, effettuare delle scansioni con un certo ritardo dall'inizio dell’iniezione del mezzo quest’ultimo di contrasto consente un maggiore enhancement ed una migliore visibilità della lesione in situ. I nostri risultati sono in accordo con quanto precedentemente osservato, sebbene la maggior parte degli studi riguardino la risonanza magnetica. (109,111,117,119)tutelarsi. La valutazione dimensionale del NME sembra essere meno accurata rispetto alla misurazione di una lesione massa; questa può essere dovuto alla limitata esperienza nell’imaging CEDM. Nella nostra casistica si è osservato un solo caso di background parenchymal enhancement; questo può essere spiegato dall'età media delle pazienti arruolate, circa 60 anni e dal fatto che i casi in cui si è osservato un intenso enhancement di fondo, tale da coprire tutta la lesione, non sono stati arruolati. In più, nel nostro Istituto si preferisce proporre la risonanza magnetica come esame di stadiazione locale alle pazienti in età fertile. Abbiamo osservato una distribuzione dei gradi istologici piuttosto simile nei due gruppi, a riprova del fatto che il grado istologico non influenza le dimensioni tumorali; naturalmente questo risultato richiede un campione più numeroso per poter essere confermato. Il nostro studio presenta dei limiti: in primis la sua natura retrospettiva e la scarsa numerosità del campionecampione descritto non consente di generalizzare quanto osservato. InoltreMa se questi risultati saranno confermati su casistiche più ampie e per competenze diverse, la performance diagnostica della CEDM non è stata confrontata con la RM. Tuttavia, i noti limiti della tecnicasarà utile recuperare anche in questo ambito un più adeguato rapporto tra il medico ed il paziente, così come che la sua ridotta disponibilità sul territorio ed i lunghi tempi professionalità del primo possa pienamente incontrare la fiducia del secondo; ne trarrà vantaggio anche l’interazione tra medico di acquisizione, incoraggiano l'utilizzo della CEDM come valida metodica prechirurgica. Infatti, la sua velocità medicina generale e la relativa semplicità tecnica la rendono più tollerabile da parte delle pazienti; inoltre è gravata da minori spese rispetto alla RM. Secondo alcuni autori infatti il costo di una CEDM è circa l’80% inferiore rispetto al costo di una RM e solo il 9% più alto di una mammografia digitalemedico specialista ospedaliero.

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Sources: Abstract Submission