Contenuti. Alla luce delle finalità strategiche di cui sopra e tenuto conto dell’analisi dei bisogni, dei punti di forza e debolezza dei servizi esistenti, i contenuti dell’Accordo riguardano: ⇒ l’attuazione sistematica nell’ambito del Livello essenziale di assistenza (LEA) “servizio sociale professionale e segretariato sociale per l’informazione e la consulenza al singolo e alle famiglie”, da realizzarsi mediante 4 progetti: 1) realizzazione di un “contenitore organizzativo di ambito” (agenzia minori) per la tutela minori, a cui afferiscano tutte le risorse professionali oggi utilizzate dall’ASL e quelle aggiuntive necessarie al fabbisogno finanziate con le risorse della 328, come da proposta di intesa/accordo con il distretto ASL; 2) implementazione di equipe sovracomunali per la presa in carico del “progetto di vita” dei disabili e le loro famiglie; 3) promozione di un’equipe multiprofessionale di ambito per gli inserimenti lavorativi; 4) avvio di un’equipe multiprofessionale di ambito per la presa in carico delle situazione più complesse di anziani bisognosi; ⇒ la realizzazione di nuovi servizi a sostegno della domiciliarità nella direzione di un potenziamento del LEA “assistenza domiciliare”, da realizzarsi attraverso 3 progetti: 5) attivazione di un servizio di assistenza domiciliare educativa per minori, gestito a livello distrettuale di ambito; 6) disponibilità di alcuni posti di ricovero di sollievo per persone anziane da realizzarsi mediante convenzione con le case di riposo presenti nell’ambito; 7) sperimentazione di buoni socio-assistenziali finalizzati al mantenimento al domicilio di situazioni di fragilità sociale. Sulla base dell’analisi del bisogni e delle valutazioni espresse sul sistema di risposta, il Piano di zona prevede altri due progetti ad integrazione di quelli sopra individuati: 8) istituzione di un fondo sociale di ambito per contributi alle famiglie affidatrie e inserimenti di minori in strutture residenziali; 9) avvio della costruzione di un sistema di presa in carico della grave emarginazione in condivisione con il terzo settore. La prospettiva di un ampliamento del CSE presente nell’ambito (a Verdellino) completa il quadro dei servizi e degli interventi previsti dal Piano di zona nella prima annualità. Le modalità di attuazione dei contenuti dell’accordo sono dettagliate nel documento allegato “Ambito territoriale del distretto di Dalmine: Piano di Zona del sistema integrato di interventi e servizi sociali – anno 2002-2004”
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Sources: Accordo Di Programma
Contenuti. Alla luce del D.Lgs. n. 81/2015, ciò che rileva, in modo tutt’affatto particolare, attiene ai contenuti delle finalità strategiche intese derogatorie di cui sopra prossimità. Il comma 2, dell’art. 8 del D.L. n. 138/2011, convertito in legge n. 148/2011, dalla lett. a) alla lett. d) e tenuto conto dell’analisi dei bisogninella prima parte della lett. e), dei punti di forza precisa e debolezza dei servizi esistenti, puntualizza i contenuti dell’Accordo riguardanoregolatori delle specifiche intese modificative le quali, dunque, possono riguardare la regolazione delle materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione con riferimento tassativo a: ⇒ l’attuazione sistematica nell’ambito - impianti audiovisivi e introduzione di nuove tecnologie: relativa- mente alla generalità dei sistemi di potenziale controllo a distanza della prestazione lavorativa; - mansioni del Livello essenziale lavoratore, classificazione e inquadramento del personale: si pensi ad un contratto di assistenza prossimità che intervenga sulla pro- mozione conseguente allo svolgimento di mansioni superiori; oppure pro- lunghi il limite temporale massimo perché operi la promozione automatica per lo svolgimento di mansioni superiori; - contratti a termine: si pensi ad un contratto di prossimità che in- tervenga sull’estensione a 60 mesi della durata cumulativa dei contratti a tempo determinato, in deroga al limite generale di 36 mesi, oppure disci- plini in modo differente la durata massima del contratto acausale; - contratti a orario ridotto, modulato o flessibile: si pensi ad un contratto di prossimità che disciplini modalità contrattuali con orario fles- sibile nel contesto di una articolazione dell’orario di lavoro plurisettima- nale, ad esempio intervenendo sulle modalità di utilizzo del lavoro a tem- po parziale o disciplini espressamente il lavoro ripartito; - regime della solidarietà negli appalti: si pensi ad un contratto di prossimità che limiti o addirittura escluda del tutto, a determinate condi- zioni o a fronte di specifici presupposti informativi o documentali, la soli- darietà; - casi di ricorso alla somministrazione di lavoro: si immagini ad un contratto di prossimità che intervenga sulla legittimità dei casi di ricorso alla somministrazione di lavoro sia a termine che in staff leasing anche superando i limiti fissati dalla legge o dal contratto collettivo nazionale di lavoro; - disciplina dell’orario di lavoro: un accordo aziendale che introdu- ca elementi di flessibilità dell’organizzazione dell’orario di lavoro altri- menti rimessi alla contrattazione nazionale, riducendo l’orario normale di lavoro o intervenendo sulla modularità temporale della prestazione lavora- tiva; - modalità di assunzione: ad esempio un contratto di prossimità che preveda termini più ampi per la durata del periodo di prova o per la conse- gna della dichiarazione di assunzione; - disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite IVA: un contratto azienda- le che deroghi al quadro regolatorio relativo allo svolgimento del rapporto di lavoro subordinato o autonomo, ad esempio con riferimento ai contenuti del contratto di collaborazione coordinata e continuativa esclusivamente personale o alle caratteristiche di autonomia del collaboratore in partita IVA; - trasformazione e conversione dei contratti di lavoro: si pensi ad un contratto di prossimità che escluda l’operatività delle norme che preve- dono la conversione o la trasformazione dei rapporti di lavoro in contratti di differente qualificazione o tipologia. Per comprendere i limiti di utilizzo dei contratti di prossimità alla luce del D.Lgs. n. 81/2015 occorre porsi anzitutto nella prospettiva diacronica delle scelte legislative e di politica del diritto, attinenti ai contratti e ai rap- porti di lavoro, in una ottica dichiaratamente evolutiva, che asseconda le re- gole del mutamento del quadro regolatorio. In questo senso, dunque, prima dell’odierno intervento del D.Lgs. n. 81/2015, la norma contenuta nell’art. 8 del D.L. n. 138/2011, convertito in legge n. 148/2011, ha già subito almeno due momenti di profondo muta- mento regolativo. In primo luogo a fronte dell’entrata in vigore della legge n. 92/2012, allorquando, intervenendo la legge su larga parte degli ambiti di applicazio- ne dei contratti collettivi di prossimità, ci si è interrogati sui margini ap- prezzabili di persistente utilizzo dell’istituto, anche a fronte della intervenu- ta successione di leggi nel tempo. D’altra parte, in quel contesto temporale, nella prassi applicativa, le organizzazioni e le associazioni sindacali rappre- sentative non hanno ritenuto improcedibile la negoziazione, né hanno visto nei ridimensionamenti operativi di quella riforma (LEAcome in materia di lavo- ro a progetto, ad esempio, o di lavoro intermittente) “servizio sociale professionale una ragionevole fonte di impasse contrattuale. D’altro canto, con riferimento ad un ambito specifi- co e segretariato sociale per l’informazione di rilievo, qual è quello della solidarietà degli appalti, dopo gli inter- venti operati dalla legge n. 92/2012 (e in seguito dal D.L. n. 76/2013, con- vertito in legge n. 99/2013), la consulenza al singolo e riserva fatta dalla legge alle famiglie”deroghe da parte della contrattazione collettiva di solo livello nazionale ha indotto ad esclu- dere margini di operatività ulteriore ed attuale ad un contratto di prossimità, da realizzarsi mediante 4 progetti:
1) realizzazione sebbene in dottrina si sia autorevolmente sostenuto il contrario5. Successivamente il quadro regolatorio ha impattato sui contratti di prossimità rispetto alla materia del lavoro a tempo determinato, con le pre- visioni introdotte dall’art. 1 del D.L. n. 34/2014, convertito dalla legge n. 78/2014, a modifica del D.Lgs. n. 368/2001. In questo contesto di novella legislativa ci si è interrogati sulla possibile persistenza di un ambito di ope- ratività dei contratti di prossimità a fronte dei nuovi limiti assegnati alla contrattazione collettiva, con riserva alla sola contrattazione collettiva na- zionale di stabilire limiti di contingentamento differenti rispetto a quelli sanciti dalla legge. Sul tema specifico, peraltro, si è pronunciato il Ministero del Lavoro con la risposta ad Interpello n. 30 del 2 dicembre 2014, con la quale è stato sottolineato come «l’intervento della contrattazione di prossi- mità non potrà comunque rimuovere del tutto i limiti quantitativi previsti dalla legislazione o dalla contrattazione nazionale ma esclusivamente pre- vederne una diversa modulazione»6. Con il D.Lgs. n. 81/2015, pertanto, si è dinanzi ad un terzo momento evolutivo della disciplina dei rapporti fra contrattazione collettiva di pros- simità e quadro normativo generale, in una fase, tuttavia, nella quale, rispet- to agli interventi comunque di matrice settoriale, il legislatore ha scelto la via di una ri-regolazione “contenitore organizzativo di ambito” (agenzia minori) per la tutela minori, a cui afferiscano tutte le risorse professionali oggi utilizzate dall’ASL e quelle aggiuntive necessarie al fabbisogno finanziate con le risorse della 328, come da proposta di intesa/accordo con il distretto ASL;
2) implementazione di equipe sovracomunali per la presa in carico del “progetto di vitaorganica” dei disabili contratti di lavoro flessibili e le loro famiglie;
3) promozione di un’equipe multiprofessionale di ambito per gli inserimenti lavorativi;
4) avvio di un’equipe multiprofessionale di ambito per la presa in carico delle situazione più complesse di anziani bisognosi; ⇒ la realizzazione di nuovi servizi a sostegno della domiciliarità nella direzione di un potenziamento del LEA “assistenza domiciliare”, da realizzarsi attraverso 3 progetti:
5) attivazione di un servizio di assistenza domiciliare educativa per minori, gestito a livello distrettuale di ambito;
6) disponibilità di alcuni posti di ricovero di sollievo per persone anziane da realizzarsi mediante convenzione con le case di riposo presenti nell’ambito;
7) sperimentazione di buoni socio-assistenziali finalizzati al mantenimento al domicilio di situazioni di fragilità sociale. Sulla base dell’analisi del bisogni e delle valutazioni espresse sul sistema di risposta, il Piano di zona prevede altri due progetti ad integrazione di quelli sopra individuati:
8) istituzione di un fondo sociale di ambito per contributi alle famiglie affidatrie e inserimenti di minori in strutture residenziali;
9) avvio della costruzione di un sistema di presa in carico della grave emarginazione in condivisione con il terzo settore. La prospettiva di un ampliamento del CSE presente nell’ambito (a Verdellino) completa il quadro dei servizi e degli interventi previsti dal Piano di zona nella prima annualità. Le modalità di attuazione dei contenuti dell’accordo sono dettagliate nel documento allegato “Ambito territoriale del distretto di Dalmine: Piano di Zona del sistema integrato di interventi e servizi sociali – anno 2002-2004”non standard.
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Sources: Contrattazione Collettiva
Contenuti. Alla luce Il manuale d'uso viene inteso come uno strumento finalizzato, ad evitare ero limitare modi d'uso impropri dei bene immobile, a far conoscere le corrette modalità di funzionamento degli impianti, a istruire sul corretto svolgimento delle finalità strategiche operazioni di cui sopra conduzione, a favorire una corretta gestione delle parti edili ed impiantistiche che e tenuto conto dell’analisi di un degrado anticipato, a permettere di riconoscere tempestivamente i fenomeni di deterioramento anomalo da segnalare ai tecnici responsabili. I possibili contenuti informativi dei bisognimanuale d'uso sono tra l'altro elencati nel regolamento della legge 109/1994 superato ed aggiornato con DPR 207/10 e dal codice appalti D.Lgs. 50/16, che in particolare indica tra gli elementi costitutivi indispensabili:
a) l'ubicazione;
b) la rappresentazione grafica e fotografica;
c) la descrizione;
d) le modalità di un uso corretto. Interpretando alcuni dei punti suddetti elementi informativi possiamo dedurre che il fine principale del manuale d'uso e di forza conduzione, soprattutto per i sistemi impiantistici, e debolezza quello di prevenire e limitare gli eventi di guasto che comportano l'interruzione dei servizi esistentifunzionamento, e di evitare un invecchiamento precoce degli elementi tecnici e dei componenti costitutivi, attraverso l'indicazione delle modalità di un corretto uso dell'immobile, in modo da limitare quanto più possibile i danni derivanti da una cattiva gestione tecnica. Nelle note che seguono le indicazioni che vengono fornite sono finalizzate all'impostazione dei manuali d'uso e di conduzione, inteso quest’ultimo come strumento di supporto alle attività dei servizio di conduzione impiantistica. L'informazione tecnica dei manuali d'uso e di conduzione sarà organizzata in due specifici documenti, denominati 'manuale (libretto) d'uso e di manutenzione" e "manuale di conduzione", diversi in relazione allo scopo e ai destinatari finali degli stessi. Il manuale di conduzione deve inoltre contenere tutte le "informazioni di base" utili per la pianificazione e l'esecuzione dei servizio di conduzione dell'immobile e prevedere la registrazione e l'aggiornamento delle "informazioni di ritorno" a seguito della conduzione immobiliare. Di seguito si definiscono i contenuti dell’Accordo riguardano: ⇒ l’attuazione sistematica nell’ambito del Livello essenziale di assistenza (LEA) “servizio sociale professionale e segretariato sociale per l’informazione e la consulenza al singolo e alle famiglie”, da realizzarsi mediante 4 progetti:
1) realizzazione di un “contenitore organizzativo di ambito” (agenzia minori) i criteri per la tutela minoristesura dei manuali, a cui afferiscano tutte le risorse professionali oggi utilizzate dall’ASL e quelle aggiuntive necessarie al fabbisogno finanziate con le risorse della 328, come da proposta di intesa/accordo con il distretto ASL;
2) implementazione di equipe sovracomunali per la presa in carico del “progetto di vita” riferimento ad ogni parte dell'immobile più o meno complessa oggetto dei disabili e le loro famiglie;
3) promozione di un’equipe multiprofessionale di ambito per gli inserimenti lavorativi;
4) avvio di un’equipe multiprofessionale di ambito per la presa in carico delle situazione più complesse di anziani bisognosi; ⇒ la realizzazione di nuovi servizi a sostegno della domiciliarità nella direzione di un potenziamento del LEA “assistenza domiciliare”, da realizzarsi attraverso 3 progetti:
5) attivazione di un servizio di assistenza domiciliare educativa per minoriconduzione, gestito a livello distrettuale nonché oggetto d'interventi di ambito;
6) disponibilità pulizia e di alcuni posti di ricovero di sollievo per persone anziane da realizzarsi mediante convenzione con le case di riposo presenti nell’ambito;
7) sperimentazione di buoni socio-assistenziali finalizzati al mantenimento al domicilio di situazioni di fragilità sociale. Sulla base dell’analisi del bisogni e delle valutazioni espresse sul sistema di risposta, il Piano di zona prevede altri due progetti ad integrazione di quelli sopra individuati:
8) istituzione di un fondo sociale di ambito per contributi alle famiglie affidatrie e inserimenti di minori in strutture residenziali;
9) avvio della costruzione di un sistema di presa in carico della grave emarginazione in condivisione con il terzo settore. La prospettiva di un ampliamento del CSE presente nell’ambito (a Verdellino) completa il quadro dei servizi e degli interventi previsti dal Piano di zona nella prima annualità. Le modalità di attuazione dei contenuti dell’accordo sono dettagliate nel documento allegato “Ambito territoriale del distretto di Dalmine: Piano di Zona del sistema integrato di interventi e servizi sociali – anno 2002-2004”piccola manutenzione eseguibili direttamente dall'utenza.
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Sources: Progetto Definitivo Ed Esecutivo
Contenuti. Alla luce delle finalità strategiche In una tale varietà di opere e ambientazioni plurilingui, l’obiettivo della ricerca è tentare di individuare le caratteristiche funzionali, formali e testuali più salienti dell’uso del dialetto, seguendo come guida la metalingua degli stessi autori. L’analisi cercherà di rispondere alle seguenti domande: • Come e in quali occasioni gli autori commentano il dialetto nel testo? • Quali funzioni ha il dialetto in questi casi esplicitati? • Quali forme assume il plurilinguismo in questi casi esplicitati? • Quali sono le tecniche usate per garantire la comprensione del lettore? • In che modo la metalingua contribuisce all’interpretazione complessiva del testo? • Che cosa ci insegna la metalingua sul ruolo del dialetto nella situazione sociolinguistica italiana in generale? La variazione quantitativa e qualitativa del dialetto nel corpus si estende da un’estremità all’altra sul continuum del contatto linguistico. Per rendersene conto basta confrontare brevemente due opere che rappresentano anche gli antipodi cronologici del corpus: Il figlio ▇▇ ▇▇▇▇▇▇▇ ▇▇ ▇▇▇▇▇▇ del 1991 (AFB91) e ▇▇ ▇▇▇▇▇ ▇▇ ▇▇▇▇▇▇▇▇ ▇▇ ▇▇▇▇▇ del 2011 (LCG11). In AFB91 la quantità di sardismi è limitata in una manciata di inserti, di cui sopra sei tradotti in note finali. Gli elementi sardi appaiono inoltre come «esclusivo appannaggio di pochi personaggi appartenenti a un basso livello sociale».27 Invece, in LCG11 la narrazione e tenuto conto dell’analisi dei bisognii dialoghi sono ugualmente investiti da una varietà mista, dei punti «fatta di forza tessere di diversi dialetti campani»,28 chiamata dallo stesso autore “lingua sognata” nei ringraziamenti che chiudono il libro.29 La nota autoriale è seguita da un «Glossario minimo»30 di trenta termini dialettali con le rispettive traduzioni, insufficiente e debolezza dei servizi esistentiridondante allo stesso tempo, i contenuti dell’Accordo riguardano: ⇒ l’attuazione sistematica nell’ambito visto che il dialetto misto dichiaratamente non ▇▇▇▇▇ è comunque comprensibile, e che, se così non fosse, non basterebbe certo un elenco così ridotto. Si tratta di opere diversissime dal punto di vista linguistico, eppure sono entrambe considerate qui sotto il titolo di “plurilinguismo letterario”. Dimostrano come, nonostante la diversità nella quantità, nelle forme, negli usi e nelle funzioni del Livello essenziale dialetto, la metalingua dell’autore (paratestuale e non) può fornire una valida ▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇’analisi del plurilinguismo e dialetto letterario. Nel seguente capitolo (§ 2) saranno prima trattate le questioni ▇▇▇▇▇▇ al plurilinguismo letterario come esito del contatto linguistico. Tra queste c’è la natura diamesica particolare del testo letterario, legata ▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇ mimetica, all’esigenza di assistenza creare un’illusione dell’oralità ▇▇▇▇▇ scritto (LEA) “servizio sociale professionale § 2.1.). Tuttavia, la rappresentazione della realtà plurilingue è solo una delle molteplici motivazioni del plurilinguismo letterario, come dimostrerà la discussione sugli studi precedenti di impronta sociolinguistica e segretariato sociale per l’informazione letteraria (§ 2.2.). Vengono citati gli studiosi ▇▇▇ ▇▇▇▇▇ individuato nelle forme del plurilinguismo letterario un’analoga gradualità rispetto ▇▇ ▇▇▇▇▇▇▇, che va dalle singole inserzioni alla commutazione di codice e al mistilinguismo più profondo (§ 2.3.). Dopo la consulenza al singolo prima parte più generica, ▇▇▇▇ esaminato più in dettaglio il plurilinguismo letterario nel contesto italiano (§ 3). Per collocare meglio l’oggetto della presente ricerca, saranno tracciate ▇▇ ▇▇▇▇▇ principali dell’uso del dialetto nella letteratura italiana come parte integrante dell’evoluzione dell’italiano pre e postunitario (§ 3.1.-3.2.). Un’attenzione particolare ▇▇▇▇ naturalmente dedicata alle famiglie”analisi di vari studiosi sulla neodialettalità della narrativa contemporanea (§ 3.3.). Il quadro ▇▇▇▇ completato con un esame quantitativo di dialettalismi e regionalismi nel Primo ▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇ lingua letteraria italiana del Novecento (§ 3.4.). Sia dagli studi sulle lingue e letterature di altri Paesi sia da quelli sulla produzione degli autori italiani in varie epoche, da realizzarsi mediante 4 progetti:
1) realizzazione di un “contenitore organizzativo di ambito” (agenzia minori) per emerge la tutela minoridimensione metalinguistico- traduttiva del plurilinguismo letterario, a cui afferiscano tutte le risorse professionali oggi utilizzate dall’ASL e quelle aggiuntive necessarie al fabbisogno finanziate con le risorse della 328▇▇▇ ▇▇▇▇ dedicata una discussione di natura tecnica (§ 4). Saranno trattati come “effetti collaterali” del plurilinguismo letterario la traduzione intratestuale (§ 4.1.), come da proposta di intesa/accordo con il distretto ASL;
2gli elementi paratestuali (§ 4.2.), gli aspetti tipografici (§ 4.3.) implementazione di equipe sovracomunali per la presa in carico del “progetto di vita” dei disabili e le loro famiglie;
3) promozione di un’equipe multiprofessionale di ambito per gli inserimenti lavorativi;
4) avvio di un’equipe multiprofessionale di ambito per la presa in carico delle situazione più complesse di anziani bisognosi; ⇒ la realizzazione di nuovi servizi a sostegno della domiciliarità nella direzione di un potenziamento del LEA “assistenza domiciliare”, da realizzarsi attraverso 3 progetti:
5) attivazione di un servizio di assistenza domiciliare educativa per minori, gestito a livello distrettuale di ambito;
6) disponibilità di alcuni posti di ricovero di sollievo per persone anziane da realizzarsi mediante convenzione con le case di riposo presenti nell’ambito;
7) sperimentazione di buoni socio-assistenziali finalizzati al mantenimento al domicilio di situazioni di fragilità socialeriflessioni metalinguistiche (§ 4.4.). Sulla base dell’analisi del bisogni e delle valutazioni espresse sul sistema di risposta, il Piano di zona prevede altri due progetti ad integrazione di quelli sopra individuati:
8) istituzione di un fondo sociale di ambito per contributi alle famiglie affidatrie e inserimenti di minori in strutture residenziali;
9) avvio della costruzione di un sistema di presa in carico della grave emarginazione in condivisione con il terzo settore. La prospettiva di un ampliamento del CSE presente nell’ambito 27 Sulis (a Verdellino) completa il quadro dei servizi e degli interventi previsti dal Piano di zona nella prima annualità. Le modalità di attuazione dei contenuti dell’accordo sono dettagliate nel documento allegato “Ambito territoriale del distretto di Dalmine2002: Piano di Zona del sistema integrato di interventi e servizi sociali – anno 2002-2004”559).
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Sources: Dissertation