Cenni storici Clausole campione

Cenni storici. La costituzione dell’Opera Pia “Fondazione contessa ▇▇▇▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇▇▇▇ in Bulgarini per i vecchi poveri di Grottammare” risale agli anni cinquanta del secolo scorso e più precisamente al 15 dicembre 1949, data in cui con Decreto del Presidente della Repubblica, fu approvato lo Statuto dell’Ente e fu eretto ad ente morale. Scopo precipuo dell’istituzione fu quella di provvedere gratuitamente, secondo i propri mezzi, al ricovero, al mantenimento ed all’assistenza dei poveri d’ambo i sessi vecchi ed inabili al lavoro proficuo del Comune di Grottammare. Fin dalla data di costituzione dell’Opera Pia, gli aventi diritto venivano ospitati in uno stabile concesso in comodato da altro ente benefico sito in Via Madonna degli Angeli in Grottammare. Nel 1976 ebbero inizio i lavori per costruire la residenza degli anziani sulla proprietà in Contrada ▇▇▇▇▇▇▇ in Grottammare, proprietà lasciata dalla benemerita contessa ▇▇▇▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇▇▇▇, da cui l’ente ha preso il nome. La struttura fu completata nel 1978 e da quella data (luglio) tutti gli ospiti furono trasferiti nella nuova sede. Nel 1999 l’Amministrazione dell’ente diede inizio ai consistenti lavori di ristrutturazione della struttura, lavori che hanno avuto termine nel 2007. Oggi la struttura, ubicata nello stabile completamente ristrutturato e riqualificato che rispetta le più aggiornate norme di sicurezza ed igiene, è in condizione per offrire agli ospiti servizi di qualità. Nel 2011, con Deliberazione n. 1118 del 01.08.2011 della Giunta Regione Marche, l’ex IPAB “Fondazione contessa ▇▇▇▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇▇▇▇ in Bulgarini per i vecchi poveri di Grottammare” fu trasformata in Azienda pubblica di Servizi alla Persona denominata "A.S.P. contessa ▇▇▇▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇▇▇▇". Detta trasformazione avvenne nel rispetto dalla Legge 26 febbraio 2008, n. 5, adottata dalla Regione Marche, avente ad oggetto “Riordino delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB) e disciplina delle aziende pubbliche di servizi alla persona”, ispirandosi alle finalità indicate dalla Legge 08/11/2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) e dal Decreto legislativo 04/05/2001, n. 207 (Riordino del sistema delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza, a norma dell’art. 10 della legge 8 novembre 2000, n. 328), ha dettato norme per il riordino delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB) aventi sede nel territorio regionale.
Cenni storici. Rileva autorevole dottrina (GALLO) come la rinegoziazione - revisione contrattuale abbia effettivamente un’origine molto antica. Già ▇▇▇▇▇▇▇ da ▇▇▇▇▇▇▇▇▇▇▇▇ effettuava una distinzione tra contratti qui unico momento perficiuntur e contratti qui habent tractum successivum. Tali ultimi contratti, che non si concludevano istantaneamente, correvano il rischio di vivere uno squilibrio contrattuale nelle more della sua esecuzione. Tale ultima ipotesi avrebbe giustificato una reductio ad aequitatem, tramite l’applicazione della clausola rebus sic stantibus. Questa impostazione è poi rimasta anche nell’età medievale. La crisi della reductio ad aequitatem si è avuta nel periodo moderno, dominato dal dogma della volontà e dalla rigidità del principio: pacta sunt servanda. L’autonomia contrattuale, insomma, era diventata l’espressione della libertà mercantile e della intangibilità del contenuto contrattuale, da parte di qualunque autorità statale, compresa quella giudiziaria. Nel diciannovesimo secolo, si assiste dunque ad una crisi della teoria del mutamento delle circostanze. A fronte di ciò, tuttavia, si è poi assistito ad un ritorno all’interesse circa le sopravvenienze contrattuali fra fine Ottocento e inizio Novecento, con un importantissimo studio della clausola rebus sic stantibus condotto da OSTI. Partendo da ciò, altro Autore si espresse nel 1938 a favore dell’esistenza di un generale obbligo di rinegoziazione presente nell’allora ordinamento civile (▇▇▇▇▇▇▇▇). Tale impostazione (obbligo di rinegoziazione = principio generale) però non è stata recepita nel Codice 1942 quale principio generale.
Cenni storici. Il 26 giugno del 1974 alle ore 15.30 le autorità dell’allora Repubblica Federale Tedesca disposero la chiusura, e quindi il fallimento, della Bankhaus Herstatt, un istituto di credito tedesco di medie dimensioni con sede a Colonia, associato ad altre banche sia europee che americane, coinvolto in operazioni finanziarie poco chiare che aveva una particolare focalizzazione in transazioni negli Stati Uniti denominate in marchi: questa decisione innescò una reazione a catena creando gravi problemi nei sistemi di pagamento di tutto il mondo. Infatti alcune controparti europee avevano già effettuato pagamenti ingenti in marchi in favore della banca tedesca senza però aver avuto ancora la contropartita in dollari essendo i mercati americani ancora chiusi a causa del fuso orario. La banca americana che fungeva da tesoriera per i pagamenti in dollari della Bankhaus Herstatt sospese tutti i pagamenti in valuta americana a valere sul suo conto lasciando le controparti che avevano già effettuato i pagamenti scoperti per somme ingenti. Altri istituti newyorchesi a loro volta rifiutarono di eseguire pagamenti in proprio o per conto della clientela fintanto che non avessero ricevuto conferma dell’avvenuto accredito dei relativi controvalori. Queste turbative si propagarono ulteriormente attraverso il sistema di regolamento netto multilaterale usato a New York tramite la Federal Reserve che fungeva da banca “clearer”.
Cenni storici. Per ragioni di tempo, non è po ssibile rac contare la storia di un Paese c he, nelle s ue numerose ville storiche, cons erva le vestigia di un im portante passato che ha vist o l’alternarsi e il consolidarsi d i n obili fa miglie de l mila nese e della Brianz a, né le sue vicende economiche. E’ necessario, comunque, soffermarsi brevemente almeno su alcuni aspetti economici che ci aiuteranno a com prendere lo stretto rapporto tra lo svilupp o del cosiddetto “com parto agroalimentare” e il territorio del Casatese e a c hiarire quanto ho in premes sa accennato circa la necessità di conservare la “storia” dell’impresa. Mi limiterò, pertanto, a ricordare che s ino ag li iniz i del seco lo scorso l’economia di Casatenovo era essenzialmente basata sull’agricoltura, come in quasi tutta questa parte di territorio compresa tra Lecco e Monza e delimitata dai corsi del Lambro e dell’Adda. Proprio per la intensa attività agricola che metteva a dispos izione la neces saria materia prima, negli anni trenta del no vecento, prendono avvio attività di trasform azione dei prodotti agricoli e dell’allevamento che si svilupperanno con crescita esponenziale fino alla fine degli anni settanta. A partire dal 1930 con la costruzi one della prima sede dello stabilim ento in Via Verdi, la storia di Casatenovo si lega, a quella della Famiglia Vismara che da il nome alla s ocietà, creando un marchio che rimarrà per anni un riferimento nel settore alimentare. Va detto, per com pletezza, che, nello st esso periodo, inizian o la loro attività anch e un’importante industria del settore tessile (che ri ▇▇▇▇▇ in attività sino agli inizi degli anni ottanta – “Briantea”) e alcune attività del comparto m etalmeccanico (Dante Villa e Pirovano), tuttora operanti. Ma la Vis mara, con la sua produzione di sa lumi, di prodotti farm aceutici e di m angimi, resta, in ogni periodo storico ed ancora oggi, l’ attività economica che asso rbe la m aggior quantità di m ano d’opera, arri vando, alla fine degli anni cinquanta, a superare le duemilacinquecento unità di addetti, non solo operai e im piegati m a anche m uratori, falegnami, idraulici, elettricis ti e meccanici (all’interno del quadro organico er ano in forza squadre di lavoratori c apaci di costruire interi settori degli stabilimenti). Considerando ch e nello stesso periodo il numero di fam iglie di Cas atenovo non s uperava il num ero degli addetti, è facile capire l’importanza econo mica e sociale c he questa industria ha rappresentato per il ...
Cenni storici. Negli ultimi anni il «sogno di stabilità» dei codi- ci ottocenteschi5, formati da un sistema chiaro e semplice, è sfumato e con esso è tramontato anche il modello monolitico e universalizzante del contratto che trova le sue radici nel codice napoleonico. Il diritto dei contratti è mutato per effetto di fat- tori endogeni e circostanze esterne. Al suo interno sono emerse le aree del diritto dei consumatori e dell’impresa. La tipologia contrattuale dei contratti di durata, il cui termine, precisa l’Autore, evoca un’accezione descrittiva e non una categoria ontologica dai con- torni definiti, è emersa con difficoltà nel mondo del common law , in cui il genere si confronta con quel- lo dei relational contracts. L’ordinamento italiano
Cenni storici. 2.a La novazione nel diritto romano
Cenni storici. Sul territorio del 1° Distretto [limitatamente al comprensorio inizialmente classificato ai sensi della legge per la montagna in data 25.7.1952 n° 991 (art. 16)] ha iniziato ad operare dal 1957 il Consorzio di Bonifica Montana dell’Appennino Parmense, costituito con D.P.R. del 21 giugno 1955. Con D.P.R. 27.10.1971 n° 2.754, il perimetro del Consorzio è stato ulteriormente ampliato in una zona classificata di bonifica integrale in base al D.P.R. 10.6.1968 n° 1.487. Nel suddetto territorio sono applicabili: • nella parte classificata montana, della superficie di ettari 188.040 secondo le delimitazioni stabilite dall’art. 16 della legge 25/7/1952 n. 991 e art. 2 della L.R. 17/8/1973 n. 30, le disposizioni della citata legge n. 991/1952, in quanto più favorevoli; • nella restante parte di ettari 25.138 trova applicazione la legge 13 febbraio 1933 n. 215.
Cenni storici. Nel novembre 1986 la società C.D.C. S.p.A. è stata costituita dai coniugi ▇▇▇▇▇▇▇▇. Nell’agosto 1993, C.D.C. S.p.A. ha conferito a CDC Point S.p.A. (l’Emittente) il ramo di azienda commerciale informatico per poi trasformarsi, nel giugno 1994, in C.D.C. S.r.l. (l’Azionista Venditore). La rete di distribuzione di CDC è stata avviata nell’ottobre 1987 con l’apertura del primo punto vendita Computer Discount. Nel marzo 1993 è stato aperto il primo punto vendita Cash & Carry e nel settembre 1995 il primo punto vendita Compy. Nel giugno 1998, CDC Point S.p.A. ha avviato l’attività di E-commerce Business to Business e, rispetti- vamente nel luglio e settembre 1999, ha costituito le società Interfree S.p.A. e Policom S.p.A. per l’offerta dei servizi Internet e di telecomunicazioni. Nel aprile 2000, CDC ha iniziato l’attività di E-Commerce Business to Consumer.
Cenni storici. Anni ’30: il Comune di Casale Monferrato, gestore del Civico Acquedotto Comunale, non era in grado di risolvere il problema delle altimetrie per fornire di acqua potabile le nuove urbanizzazioni il salita s. ▇▇▇▇ e allora chiese all’Acquedotto del Monferrato, che nel frattempo stava posando le sue condotte fino al confine del Comune di S. Giorgio, di estendere la rete e la fornitura anche alla regione S. ▇▇▇▇. 1986 - Inquinamento dell’acquedotto di Casale Monferrato: ▇. ▇▇▇▇ è l’unico rione della città a non risentire dei pesanti effetti e l’Acquedotto del Monferrato provvede altresì, con la stesura di una condotta di fortuna, ad assicurare la normalizzazione delle fornitura di acqua ad altre parti della città fino alla realizzazione dei nuovi pozzi e impianti. Anni ’90: con fondi della Protezione Civile viene realizzato il nuovo acquedotto di Casale Monferrato, due nuovi campi pozzi protetti e una condotta di interconnessione tra le reti dell’Acquedotto del Monferrato e le reti del Comune per assicurare la completa autosufficienza dell’intero sistema, anche in caso di nuova emergenza; contemporaneamente la gestione del servizio acquedotto della città passa dal Comune alla sua controllata AMC S.P.A., la quale, grazie anche all’interconnessione, inizia a servire i nuovi insediamenti della regione superando così gli impedimenti degli anni ’30.
Cenni storici. L’ edificio risale ai primi anni del 1900 e fa parte di un piccolo gruppo di tre costruzioni distanti fra loro alcune centinaia di metri. La scelta della loro localizzazione scaturisce dalla presenza della sorgente d’acqua che pare che sgorgasse proprio nella contrada dove nel secolo precedente le lavandaie si recavano a lavare i panni. Il progetto redatto nel 1910 dall’Ing. ▇▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇ è composto da un fabbricato rettangolare in pianta (mt. 20,00 x 7,20 mt.), con tetto a due falde e capriate in legno. Lo spazio interno a tutta altezza, si presenta suddiviso, dal muro della cisterna, che separa strutturalmente l’interno in due parti: la prima fruibile, con le vasche lapidee disposte in serie e addossate ai muri longitudinali, la seconda inaccessibile, funge soltanto da recipiente per la raccolta d’acqua. In origine l’edificio rispondeva ad un programma generale che consisteva nel miglioramento delle precarie condizioni igienico sanitarie della zona. Il progressivo abbandono della lavatura dei panni a mano nel dopoguerra, ne decretarono il disuso ed il conseguente lento abbandono. La lavanderia è un manufatto sottoposto oggi al vincolo monumentale ai sensi del D.L.490/99 ed è stata dichiarata di importante interesse etno-antropologico riconoscendo come unica e sola testimonianza in tutta la città di Palermo.